Spunti di Vista

Le rubriche e gli approfondimenti di Ram sul marketing e la gestione d'impresa
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La tua voce può cambiarti la vita…e le vendite!

Perché alcuni leader sanno ispirare meglio di altri? Perché alcuni Brand sanno comunicare meglio e differenziarsi rispetto ai competitors? Perché alcune aziende, a parità di prodotti/servizi, vendono più di altre?   Quando parliamo in pubblico o semplicemente con i nostri clienti, vogliamo convincere chi abbiamo di fronte che quello che stiamo dicendo è ok. Oppure vogliamo convincerli che il nostro prodotto/servizio sia davvero il migliore. Punto. Ma chi pensa però che basti la qualità del proprio contenuto per vendere e avere successo, si sbaglia. Conta il cosa diciamo, ovvio, ma soprattutto il come. Pensa a quante volte hai ascoltato relatori, formatori o professionisti capaci nei loro ambiti che però dopo pochi minuti ti hanno fatto addormentare oppure non sono stati in grado di trasmettere con incisività il valore di ciò che dicevano.   E quante volte questo è capitato anche a te? Quante volte hai pensato che ciò che volevi comunicare o vendere, non è passato nel modo giusto? Non hai convinto l’interlocutore nonostante il tuo discorso, in linea di principio, non facesse una piega o il tuo prodotto fosse effettivamente più valido e conveniente di altri.   1. L’IMPATTO DEL TUO MESSAGGIO SUL PUBBLICO Ecco, questo fenomeno ha una spiegazione ben precisa che ci viene fornita dallo psicologo statunitense Albert Mehrabian. Mehrabian condusse uno studio fondamentale in merito all’importanza dei diversi aspetti della comunicazione nel trasmettere un messaggio. In base ai dati emersi, Mehrabian formulò il modello del “55, 38, 7%”, che ci rivela un dato sorprendente: l’efficacia della comunicazione dipende in massima parte dal modo in cui diciamo le cose e soltanto in piccola parte dal cosa diciamo cioè dalle parole che pronunciamo. Quindi in sostanza l’efficacia e l’incisività del nostro discorso dipendono: per il l 55% dal linguaggio del corpo (gesti, mimica facciale, posture); per il 38% dagli aspetti paraverbali (tono, ritmo, timbro della voce); solo per il 7% dalle parole pronunciate, cioè dal contenuto verbale.   Insomma, il modo in cui diciamo le cose conta molto di più delle parole che usiamo.   2. TONO DIVERSO…MESSAGGIO DIVERSO   Adesso concentriamoci un attimo su quel 38% del tono di voce e facciamo insieme delle osservazioni. Se ci pensi, ognuno di noi tende a mettere in primo piano le parole ma, in realtà, è la voce a raccontare emozioni e a dare senso a ciò che diciamo.   La stessa frase, infatti, a seconda di come la pronuncerò potrà trasferire significati ed emozioni diversi: Un semplice “Ciao Silvia”, potrà trasferire il messaggio di “Sono molto felice di vederti”, se lo pronuncio con gioia e con un tono emotivo allegro. Viceversa, potrebbe dare il senso di “Ah…si sei tu…non avevo proprio voglia di vederti”, se lo pronuncio con un tono annoiato e tutt’altro che felice. Facciamo un altro esempio. Leggi questa frase e concentrati sul significato delle parole:   «Tesoro, luce della mia vita»   Che messaggio ti trasferisce? Amorevole? Appassionato? Romantico?   Bene, adesso rinfrescati la memoria con questa clip video:     Non è proprio un messaggio amorevole come le sole parole potrebbero lasciar intendere….  😅 Insomma, l’esempio era volutamente provocatorio ed estremo per esprimere un concetto bene preciso: le parole, per quanto possano sembrare chiare nel loro significato semantico, possono trasferire un senso completamente diverso se pronunciate con un tono di voce diverso.   3. LA VOCE E’ SOLO UN SUONO? Prima di concludere permettimi di fare un’ultima osservazione. Fino ad ora abbiamo parlato della voce intesa come suono, come vocalità data alle nostre parole quando parliamo. Ma sei sicuro che per voce si intenda solo un suono? Beh…la voce ha anche una dimensione scritta, il cosiddetto Tone of Voice. Hai presente come comunicano Nike, Jeep o Buondì? Se dai un’occhiata alle loro pagine social vedrai subito che si tratta di Brand che hanno una personalità e riconoscibilità ben precisa. Ognuno di questi brand ha un proprio stile comunicativo unico e un tone of voice caratterizzante: da quello motivante di Nike, a quello avventuriero di Jeep fino allo stile ironico e provocatorio di Buondì Motta. Insomma, tutto, dall’identità visiva – la creatività, i colori e le grafiche che usano – fino all’identità verbale – le caption, i messaggi e i testi che scrivono – è coerente con i valori e la personalità del Brand. Ecco allora che abbiamo scoperto un’altra dimensione della voce: il tono di voce è il modo in cui un’azienda comunica la sua personalità attraverso le parole. In questo modo un Brand comunica chi è e quali sono i suoi valori a chi entra in contatto con lui.   Per spiegarci meglio: non puoi scegliere di parlare come Nike o Buondì, senza incarnare tutti i valori che porta avanti Nike o Buondì.     Ok, dopo aver fatto questa panoramica mi auguro che sia più chiaro quanto sia importante dare il giusto peso al nostro tono di voce, non solo quando comunichiamo con gli altri oralmente, ma anche quando scriviamo sul web. Se ti sei incuriosito e se vuoi scoprire e migliorare l’efficacia della tua comunicazione attraverso il tuo tono di voce, allora ti invito a seguire il prossimo webinar Ram in cui insieme a Coach Tardino e Filomena Pietrangeli parlerò proprio della Voce. Nello specifico affronteremo questi tre aspetti: come fare in modo che la tua voce, scritta o parlata, trasmetta grandi emozioni e renda efficace la tua comunicazione aziendale; quali strumenti puoi utilizzare per rendere incisiva la tua comunicazione sul web attraverso la voce: podcast, video e il nuovo fenomeno del momento Clubhouse. quali sono i colori della voce, ovvero quali sono le emozioni che suscitiamo in chi ci ascolta a seconda del tono che utilizziamo e come usare consapevolmente una voce rispetto a un’altra a seconda delle emozioni che vogliamo trasmettere.   Un appuntamento davvero da non perdere! Allora ti aspetto lunedì 8 marzo alle ore 19:30 in diretta sulla Pagina Facebook, Twitter e Youtube Ram Consulting Italia.   Ti aspetto! 😀 REGISTRATI QUI     Silvia Lansione Business Management Consultant silvialansione@ramitalia.it – 329 3859803

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Come Kaizen (改善)  Comunichi?

Quante volte durante i seminari ed eventi formativi cui ho partecipato nel corso della mia vita, ho ricevuto nozioni su come i Giapponesi sanno comunicare meglio noi, sanno organizzarsi meglio di noi, sono educati più di noi, ricevono un’educazione civica migliore della nostra, ecc. ecc. A parte il particolare dell’educazione civica che non si può negare esser migliore del nostro, va analizzato più attentamente. Per chi si occupa di qualità in azienda, ne avrà piene le tasche del concetto di Kaizen (改善) che non è altro che una parola composta di due termini: KAI (cambiamento, miglioramento) e ZEN (buono, migliore), e significa cambiare in meglio, miglioramento continuo, coniato da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria nipponica negli anni ‘80. Da loro funziona a meraviglia, da noi un pò meno. In molti hanno provato ad esportare il metodo giapponese della cultura aziendale e in pochi sono riusciti a farlo funzionare, come mai? Il metodo dovrebbe portare quotidianamente il miglioramento continuo nelle aziende, di grandi e piccole dimensioni. “Perché non conta quanti siano i dipendenti, conta quanto sono coinvolti”. Bellissimi principi, ma se come me, hai modo di vivere quotidianamente con dipendenti di varie piccole e medie imprese puoi constatare che in Italia non è applicabile al 100%. Perché ??? Perché siamo italiani … e a volte pensiamo come se fossimo ancora Roma Caput Mundi e quindi in maniera presuntuosa, oppure all’opposto in maniera provinciale, pensando che da noi è un’altra cosa e che soluzioni che vanno bene per gli altri, per noi sono inapplicabili e dunque giù a cadere nel nostro atavico vittimismo. Allora cosa abbiamo da imparare dalle aziende giapponesi? Certamente, ad iniziare dal concetto di armonia e stabilità in azienda, uno dei postulati di base della loro cultura è: In armonia si raggiungono gli obiettivi! Lo scopo principale della tipica azienda giapponese è sopravvivere nel lungo termine, assicurando grandi prodotti e servizi ai clienti e con ciò garantire prosperità per l’impresa e lavoro duraturo per tutti i dipendenti. Sembra un principio che possa valere per tutte le aziende, ma se prendiamo ad esempio la tipica azienda anglosassone, noteremo che è orientata soprattutto al profitto annuale. I giapponesi ci insegnano che seguire un piano di lungo termine unisce tutti i dipendenti nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. E come può riuscirci? Per far questo si servono di una comunicazione eccezionale.  Gli obiettivi aziendali possono essere molto diversi da un’area all’altra, creando una sorta di scontro, invece che di collaborazione. Il segreto dell’armonia, nelle aziende giapponesi, si basa sia sull’allineamento degli obiettivi che sul coinvolgimento delle persone. Perché tutto questo accada, la comunicazione è fondamentale. E loro sono dei veri maestri di comunicazione efficace. Partendo dal concetto che ”chi comunica è responsabile al 100% del risultato della comunicazione” sostanzialmente, se il destinatario non lo capisce bene, il mittente non l’ha spiegato bene, le aziende giapponesi investono molto nella comunicazione. La strategia e gli obiettivi vengono comunicati ripetutamente e ovunque e in modo tale che possano essere capiti e perseguiti da tutti. Una delle sfide per chi vuole imparare la lingua giapponese è sicuramente il keigo 敬語, il linguaggio che si usa nelle occasioni formali e per mostrare rispetto all’interlocutore. Specialmente per chi vuole lavorare in Giappone o a contatto con business partner giapponesi, avere una buona conoscenza del keigo è fondamentale. Il concetto di perseguire una comunicazione ottimale vale per tutto, dall’azienda alla vita privata. E lo è ancora di più nei momenti difficili o di crisi economica e sociale… anche con le mascherine. Come dice Paulo Coelho: “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano. Anche quando un amico fa qualcosa che non ti piace, egli continua a essere un tuo amico”. In tanti anni di professione e di studio sulle relazioni umane ho imparato molto da come un giapponese riesce a cambiare la valenza della comunicazione, e da lì cambiare il sentimento con cui approcciarsi a qualsiasi attività, e nei momenti difficili (e loro ne sanno qualche cosa) questo è ancora più importante, per non perdere fiducia. E’ per questo che in questo periodo t’invito a concentrarti su come KAIZEN (改善) COMUNICHI e di migliorare il modo di comunicare in pubblico, privato e sul web tuo e del tuo team.  E’ il migliore investimento per un 2021 di rinascita. 😉 Ciao e Kai Zen Pasquale Tardino Formatore e Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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Errori da evitare quando utilizzi immagini stock per i tuoi post.

Le foto stock sono delle immagini che possono essere scaricate da siti web specializzati, a titolo gratuito o a pagamento. Le foto stock sono di facile reperimento, costano poco e si stanno diffondendo sempre più nell’uso privato, ma soprattutto aziendale.  Vediamo però quanto è importante farne un buon utilizzo ed evitare errori. 1. Scegli foto “reali” Spesso davanti a queste immagini abbiamo la sensazione di qualcosa di finto. Una brochure o un sito web pieno di immagini stock non ci ispira fiducia. È importante quindi evitare le immagini dove le persone ritratte ricalcano “luoghi comuni” . Meglio usare immagini dove le pose sono più naturali e immagini che non sono in giro da troppo tempo. 2.Sfrutta le immagini stock come punto di partenza per creare altro Le immagini stock, realizzate per soddisfare esigenze diverse ed essere vendute a quanti più clienti, possono comunque contribuire a dare un grande impatto a un progetto grafico. Soprattutto se riusciamo a renderle originali. Ritagliare, ingrandire, modificare le immagini potrebbe essere un buon modo per renderle d’impatto.   3.  Stai attento a come sono state usate da altri Per evitare di lavorare su immagini già molto sfruttate, o associate ad altri ambiti di comunicazione, ti consiglio di fare una ricerca prima di utilizzarle. Questo perché, può capitare, la stessa foto è stata usata in innumerevoli situazioni e a volte utilizzarla nei tuoi progetti potrebbe portare problemi di comunicazione.   Quindi… Scegli le persone: i volti, aiutano ad attirare l’attenzione Non spiegare tutto: l’immagine deve stimolare, incuriosire e non spiegare l’intero concetto. Esci dal mucchio: sii originale, no a immagini viste e riviste Informa ed emoziona: la foto deve essere informativa ed emotiva.  Dai colore: il colore nel marketing è fondamentale! Ogni tonalità ha un significato e comunica una certa sensazione: vuoi creare urgenza e allarme? Scegli il colore rosso. Vuoi puntare sul lusso? Allora meglio il nero. Desideri ottenere fiducia? Vai con l’azzurro. Le foto di stock sono uno strumento molto utile, non solo per risparmiare tempo e budget necessari per produrre immagini originali, ma anche perché possono essere un ottimo modo per stimolare la creatività e lavorare con materiale di grande qualità.  Conoscere bene i termini delle licenze e fare sempre attenzione a utilizzarle in modo proprio ti mette al riparo da qualsiasi grattacapo.   Se vuoi chiedermi maggiori delucidazioni io ci sono… Scrivimi! Ed ora… Buona ricerca! 😉   Mariasperanza Assini Graphic Designer mariasperanzaassini@ramitalia.it 333 3194535

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In modalità smartworking o swaccworking?

Lo smart working ha sdoganato il lavoro in pigiama? Niente affatto. E nemmeno maglietta e pantaloni della tuta risulta l’outfit ideale per mettersi al lavoro da remoto. Se per alcuni il pigiama è stato il grande compagno delle settimane di lavoro a distanza, sono tantissimi coloro che hanno riscoperto l’importanza degli abiti formali per vedersi più confident e, di conseguenza, far fronte a stress e incertezza per il futuro. Da qui è nato lo stile conformal, ultima tendenza a dettare legge in ambito lavorativo che unisce la sicurezza in se stessi (in inglese confident ) agli abiti formali. Prima di tutto, lavorando da casa è importante… vestirsi. In che modo? Come se si andasse in ufficio… o quasi. Certo, non bisogna essere troppo formali – non è necessario, ad esempio, indossare giacca e cravatta o mettere scarpe col tacco – ma passare da una modalità “da casa” a quella “da lavoro” è di grande aiuto per concentrarsi. Rimanere in pigiama o in tuta, con le pantofole ai piedi, non permette di mantenere il giusto livello di attenzione, mentre vestirsi per bene, ci fa sentire meglio, migliora l’atteggiamento e favorisce la fiducia in sé. Certo, comodità e praticità vanno considerate per prime, ma questo non significa comportarsi come se fosse il week-end. Una domanda utile da porsi davanti allo specchio prima di iniziare una videochiamata è: “sembro in ferie?” Se la risposta è “Sì”, allora sarà il caso di indossare altro. È (anche) una questione di rispetto per gli altri: quelli che sono in casa con te, ma anche coloro che vedrai su Skype, Zoom o Teams. Come dimostra uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review , infatti, il look business professional è il prediletto da chi vuole apparire esperto agli occhi di clienti e colleghi, anche per quanto riguarda le videochiamate. Fra gli over 60 la percentuale di chi sceglie un abbigliamento formale da remoto è addirittura del 46% ma, a differenza di quanto si possa pensare, il trend riguarda da vicino anche le nuove generazioni. Per impressionare positivamente, otto giovani su dieci optano per un dress code business anche su Skype, Zoom e Teams. In videochiamata, i vestiti sono infatti considerati uno degli elementi più impattanti, secondi solo alle competenze. Infine, per il 39% degli intervistati oltre al tipo di vestito è il colore scelto a giocare un ruolo fondamentale: da quelli brillanti per sembrare più affidabili (33% degli intervistati), ai toni neutri per apparire esperti (74%), fino alle fantasie per dare l’idea di essere innovativi (34%). A sottolineare il legame fra eleganza e comodità è stato anche l’editorialista americano Robert Armstrong che sulle pagine del Financial Times  ha scritto: “Siamo a nostro agio quando ci vestiamo bene”. Sul tema è intervenuto anche Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano: “L’abito formale da sempre pone chi lo indossa sotto una luce diversa; comunica maggiore rispetto e quindi ‘distanza’ in rapporto a modi di fare più amicali. Dona autorevolezza e determina comportamenti più ricercati”. Non è la prima volta che, dopo un momento buio della storia, si assiste a una riscoperta dello stile come riporta il New York Times . Il primo esempio risale addirittura all’epidemia di peste bubbonica che colpì l’Europa nel quattordicesimo secolo: in quel periodo, infatti, gli abiti si arricchirono di ornamenti e l’abbigliamento divenne sempre più importante. A cambiare sarà anche il modo di acquistare: d’accordo con un’analisi elaborata dalla Royal Society, una delle più antiche accademie scientifiche, contrariamente a quanto avvenuto in Cina dove subito dopo la fine del lockdown si è assistito al “revenge buying” cioè all’acquisto compulsivo come forma di “vendetta” nei confronti del covid e dell’isolamento, nel resto del mondo le persone stimano di comprare meno vestiti, ma di spendere la stessa cifra. I consumatori punteranno quindi di più sulla qualità, acquistando meno ma meglio, lasciandosi alle spalle il fast fashion e il continuo desiderio di nuovo che per anni ha regnato sovrano. Non sono bastati mesi di smart working per mettere dunque la parola fine all’importanza dell’abbigliamento, in ambito lavorativo e non solo. Curare l’abbigliamento insieme al sorridere (visto che in modalità smartworking non abbiamo le mascherine) ed accompagnare quello che diciamo con un buon tono emotivo, è sinonimo di professionalità. In fondo il vecchio adagio “Non abbiamo una seconda opportunità per fare una prima buona impressione” è più che mai attuale anche in video. Buon smart working e quando sei un po’ giù…prova ad indossare il più bell’abito che hai o quello che rappresenta la tua “copertina di linus” e vedi come in un’istante la vita ti sembrerà più a colori 😉 A presto Pasquale Tardino Formatore e Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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“MI SCUSI HO LA PRECEDENZA: SONO LA REPUTAZIONE!”

“Ci vogliono 20 anni per costruirsi una reputazione e cinque minuti per perderla” (Warren Buffet) In un’economia sempre più complessa ed iper-competitiva, la reputazione aziendale è diventata un elemento di distintività. È proprio per questo motivo che le aziende devono far leva sul capitale reputazionale per differenziarsi dalla concorrenza e per migliorare, allo stesso tempo, la credibilità dei propri prodotti nel proprio mercato di riferimento. Il cosiddetto patrimonio reputazionale sta certamente diventando il principale strumento di creazione di valore competitivo. In un contesto di forte concorrenza, modernizzazione e digitalizzazione della comunicazione diviene il bene più prezioso a lungo termine.  Si tratta di un bene intangibile che, come il know-how aziendale, si traduce però in valore misurabile in termini di profitti. Recenti analisi del Reputation Institute evidenziano come aziende con una forte reputazione conseguano migliori risultati finanziari e si riprendano più rapidamente dalle crisi. La reputazione si rivela, quindi, non solo un mezzo per accrescere il proprio business, ma anche una forma di tutela nel lungo periodo.   Vi sono diversi fattori che contribuiscono alla formazione e al consolidamento, nel tempo, della reputazione aziendale:   Performance: tutti i dati che riguardano il successo (o l’insuccesso) dell’azienda. La performance finanziaria e il profitto incidono quindi sulla reputazione. Prodotti e servizi: oltre alla performance dell’azienda nel suo complesso, la qualità dei prodotti e dei servizi è un elemento chiave per il successo. La brand reputation si costruisce anche sulla base della reputazione dei relativi prodotti e la product brand reputation può essere determinata dall’idea e dalle aspettative che si hanno nei confronti del brand: se i consumatori hanno molta fiducia nei confronti di un brand tenderanno ad aspettarsi che tutti i prodotti o servizi siano di qualità, anche quelli che non hanno mai acquistato. Tantissime realtà imprenditoriali hanno costruito il loro successo, e la loro reputazione, proprio sulla qualità dei prodotti collocati sul mercato. Ad esempio la Ferrero, azienda italiana con la miglior reputazione nel mondo, ha “sfruttato” la bontà dei propri prodotti per migliorare il capitale reputazionale.   Innovazione: la capacità di adeguarsi al cambiamento e di proporre continuamente nuove soluzioni, sempre migliori, per far fronte ai bisogni dei clienti, incide sulla percezione che il pubblico ha del brand prodotto.   Corporate culture e ambiente di lavoro: essere in grado di creare un ambiente di lavoro favorevole e di soddisfare le esigenze e bisogni dei propri dipendenti incide sulla capacità di attrarre e trattenere i talenti e di rendere le risorse umane più produttive.     Leadership: la reputazione aziendale è condizionata dalla reputazione dei propri leader, figure che nella mente del pubblico sono quelle che più rappresentano l’azienda e sono il volto del brand. In particolar modo quando prendono posizione nei confronti di argomenti controversi o problematiche sociali, ambientali o anche politiche (attenzione sempre a cosa pubblicate sui vostri canali social!), la reputazione del brand può essere condizionata positivamente o negativamente dalla loro opinione o dal loro atteggiamento.   L’ultimo fattore che caratterizza il capitale reputazionale è il coinvolgimento emotivo dei consumatori e degli stakeholder. Per coinvolgere tutti gli attori del sistema impresa, bisogna focalizzarsi sul marketing emozionale e su quello esperienziale     Solo in questo modo sarà possibile coinvolgere emotivamente ogni singolo attore e consolidare, allo stesso tempo, la reputazione aziendale. Non si può più parlare di reputazione aziendale senza tener conto del potere delle conversazioni sul web e della velocità con cui si diffondono le notizie in rete. L’85% dei consumatori si fida delle recensioni online proprio come se si trattasse di un consiglio personale e le recensioni positive portano il 73% dei consumatori a fidarsi di più di un business locale. Per questo diviene fondamentale gestire in maniera pressoché immediata la critica o la cattiva recensione che può arrivare dal web. Spero di averti dato qualche piccolo consiglio utile su come tenere d’occhio l’immagine della tua azienda 😉 Se senti la necessità di un parere professionale, esterno alla tua realtà aziendale, puoi contattarmi senza problemi. Paola Catalano Marketing & Comunicazione paolacatalano@ramitalia.it 333 6300629

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Black Friday 2020: come ti prepari?

Il black friday è dietro l’angolo e per una PMI si pone la scelta di capire se aderire a questo evento. Per una PMI prepararsi al black friday rappresenta una vera sfida, non sempre però può essere la scelta più adatta. Occorre fare un’attenta valutazione: puoi fare degli acquisti massicci? Hai un e-commerce o un negozio fisico? Puoi fare spedizioni di maggior volume? Insomma, dovrai organizzarti e scegliere anche le promozioni più adatte. Tuttavia, questo è un periodo particolare e la scelta di aderire o meno dipende anche da una serie di valutazioni legate a questo momento storico in cui il BF, se ben strutturato, può rappresentare anche un’opportunità. In particolare, può essere sfruttato per smaltire merci o prodotti che hai in magazzino da diverso tempo, come occasione di visibilità per l’azienda o come occasione per portare i consumatori in negozio/azienda con un’offerta, per poi proporgli un acquisto multiplo che comprende anche prodotti non scontati. Tutto dipende da come lo strutturi e dalle valutazioni che fai ma, se la tua scelta è quella di aderire al BF, segui questi suggerimenti: Inizia la tua campagna di email marketing e sfrutta la tua mailing list La posta elettronica infatti rimane uno dei metodi più efficaci per attirare i clienti nel tuo negozio. Sebbene possa sorprenderti, l’email marketing è molto efficace per farti entrare nel radar degli acquirenti del black friday. Ma fai attenzione: quando crei la tua campagna di email marketing, assicurati di catturare l’attenzione del pubblico senza correre il rischio di andare in spam. Mostra di conoscere il tuo cliente: personalizza le tue email; usa la cronologia degli acquisti per adattare le offerte agli interessi dei tuoi clienti; offri promozioni esclusive ai clienti esistenti; consenti ai clienti l’accesso anticipato alle offerte e alle anteprime delle vendite.   Usa i tuoi social media come strumento di marketing Far risaltare i tuoi post sui social media non è sempre semplice. Qual è il segreto per distinguersi? usa sempre foto di alta qualità dei tuoi prodotti; i tuoi post devono essere più di una semplice pubblicità; scrivi contenuti accattivanti; utilizza i sondaggi; crea suggerimenti; metti in primo piano le offerte del BF; usa un conto alla rovescia per la campagna del black friday.   Prepara il tuo sito per elevati volumi di traffico Avere il tuo sito inattivo durante il BF è lo scenario peggiore. Gli acquirenti del black friday potrebbero volere delle offerte, ma non vogliono aspettarle. Il tuo sito web deve essere pronto per far entrare e uscire i tuoi clienti rapidamente. Devi essere sicuro di semplificare il processo di pagamento altrimenti la maggior parte dei clienti abbandona se richiede troppo tempo. Occhio alla durata Il BF ha diverse durate. Se hai un negozio fisico e non virtuale, devi garantire il distanziamento e non creare assembramenti. Pertanto, bisogna supportare i clienti spingendoli a prenotare il prodotto sulle piattaforme e ritiralo successivamente in negozio. Spingi la visibilità nelle 24h, se invece decidi di aderire alla black week, comunica in maniera massiccia per sette giorni. Hai organizzato tutto per il black friday?   Vuoi un parere su come sfruttare o organizzare il Black Friday per la tua attività? Scrivimi Marika Pagliuca Consulente Marketing marikapagliuca@ramitalia.it

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Il piano editoriale è un documento che serve a pianificare la pubblicazione dei contenuti sui social, sui sito o su un blog. Stabilire un piano editoriale per i social media, basato sullo studio delle abitudini del proprio pubblico di riferimento e dei dati analitici di traffico ed engagement, è il modo migliore per rendere efficace la Content Strategy della propria azienda. Il piano editoriale deve aiutare ad organizzare i contenuti creati e a pubblicarli con metodica e costanza, attraverso un calendario di pubblicazione che copra un arco temporale sufficientemente ampio per impostare una strategia e verificarne l’efficacia in base ai risultati ottenuti. Considerando le varie tipologie di clienti in gestione e metodo di lavoro, ogni social media manager deve saper tenere tutto sotto controllo, ma c’è chi preferisce programmare tutto, chi invece segnare le date e inventarsi qualcosa al momento. L’importante è salvare le date utili.   Ma perché creare un piano editoriale per i social media? Un piano editoriale serve a pianificare le azioni strategiche di un’impresa, ad ottimizzare il tempo e a tenere tutto sotto controllo, ma vediamo nel dettaglio altri aspetti: individua le date di eventi o fiere; crea un equilibrio tra i contenuti. In rete è possibile reperire centinaia di template per impostare il calendario editoriale, non esistendo una modalità che risulti la migliore per tutti. Alcuni suggeriscono di creare un calendario per ogni piattaforma, poiché la pubblicazione dei contenuti varia in funzione del contesto e del pubblico di riferimento. Altri consigliano di averne uno solo per una visione completa su tutta la Content Strategy. La scelta dipende molto dalla densità del flusso di contenuti che ci si prepara a condividere. Chiaramente, in fase di programmazione dei contenuti è necessario tenere a mente tre cose: la scelta dei giorni, gli orari di pubblicazione, la frequenza di pubblicazione. La scelta degli orari e dei giorni sui quali costruire il piano editoriale per i social media va effettuata tenendo a mente le caratteristiche del target e le abitudini. Vuoi testare l’efficacia di una comunicazione social elaborata attraverso un piano editoriale? Cosa aspetti? Questo è il momento giusto! Marika Pagliuca Consulente Marketing

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Vuoi volare con un video?

Quante volte ti sarà capitato di prendere un aereo? Magari non di recente, visti gli ultimi accadimenti che ci sconsigliano di metterci in volo se non per necessità. Ma sono sicuro che almeno una volta, anche se solo per una vacanza, ti sarà capitato di salire su un aereo.  Ecco: sei in coda all’imbarco, varchi la soglia d’ingresso e ti ritrovi a salire la scale fin sopra l’aereo. Sistemi il tuo bagaglio e prendi posto. Attendi il decollo, magari sperando che parta puntuale perchè hai un impegno di lavoro che ti aspetta o la sdraio sotto l’ombrellone prenotata. Per ingannare l’attesa del viaggio ascolti musica o leggi un libro o come me ti addormenti, per poi svegliarti al momento dell’atterraggio. Bene, adesso puoi scendere! Ti starai chiedendo… si, ma questo cosa c’entra con i video? Quando devi prearare un video per promuovere un tuo servizio, un prodotto, un evento o per realizzare un contenuto che si integri nella tua strategia di comunicazione devi pensare esattamente alle stesse operazioni che hai fatto quando hai preso un aereo. Prima di arrivare in aeroporto avrai sicuramente preparato scrupolosamente il tuo bagaglio, scegliendo bene cosa portarti in relazione al tipo di viaggio che dovrai fare. Questo si, questo no, questo può servire… oddio ma non ci entra! Elimini o sistemi meglio qualcosa e lo chiudo: finito! Allo stesso modo, prima di fare un video devi fare il bagaglio, cioè devi scegliere il tema principale di cui vuoi parlare (la valigia appunto), scegliere gli argomenti che vuoi toccare e che rientrino nel tuo contenuto (pantaloni, maglie ecc…) e chiudere lo schema che dovrai portare con te durante il viaggio, ossia durante la realizzzione del video. Devi prepararti in poche parole alle fasi di DECOLLO, VOLO E ATTERRAGGIO! Il DECOLLO rappresenta la fase più delicata del tuo video perché è l’inizio del tuo viaggio: è una fase breve, quindi non devi sprecarla. Devi cercare di incuriosire in pochi secondi il tuo interlocutore affinchè possa poi ascoltarti e seguirti anche nella successiva fase di VOLO. Il volo rappresenta la tratta dell’aereo e quindi è il cuore del tuo video, quella parte dove devi andare a snocciolare i contenuti che hai portato con te (ricordi? quelli che hai messo nello schema!). E’ il momento in cui devi fornire i dati da trasferire, i concetti e il messaggio che vuoi argomentare. Ricordati che questa, oltre che la fase più lunga, è anche quella più delicata in cui chi ti ascolta rischia di perdere l’attenzione. Se ci pensi bene, quand’è che ti capita di addormentarti su un aereo? Proprio durante la fase di volo, cioè dopo il decollo e prima dell’atterraggio. Questo perchè, soprattutto se molto lunga, rischa di divenatre noiosa. Per cui cerca di essere incisivo e chiaro in modo da prepararti il terreno per la fase di ATTERRAGGIO. Qui si gioca poi la partita vera, in base all’obiettivo che vuoi raggiungere. Devi sempre immaginare di chiudere il tuo video con una cta, un call to action ossia una chiamata all’azione. Devi fare cioè in modo che dopo la visione del tuo video chi ti ha guardato faccia un’azione. Che non significa necessariamente acquistare un prodotto o richiedere quel servizio, ma il tuo potrebbe essere semplicemente un invito a seguire i prossimi video, a scaricare una dispenda, a prenotare una telefonata o addirittura potresti semplicemente creare un finale emozionale se vuoi generare maggiore empatia con chi ti ascolta. Se vuoi approfondire questo argomento scrivimi una mail all’indirizzo giovanniaccettola@ramitalia.it oppure contattami tramite un messaggio su Messenger, Linkedin o Instagram. Se invece ti interessa acquisire un  metodo per realzizare i tuoi video, allora partecipa al corso “VIDEO PUBLIC SPEAKING” CLICCA QUI!   E adesso vai… preprara il tuo bagaglio e vola con il tuo prossimo video! Giovanni Accettola Digital Marketer giovanniaccettola@ramitalia.it    

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Immagine coordinata online e offline

Dell’immagine coordinata in generale ne ho parlato nel mio ultimo articolo, Cos’è l’mmagine coordinata? E’ davvero cosi indispensabile? RILEGGILO QUI Oggi vediamo perché è fondamentale avere una coordinazione grafica anche per la parte online. Social Network Ormai i social network hanno una notevole influenza sulle nostre scelte e passiamo molto tempo a consultarli, quindi perché non sfruttarli al meglio? 
Variano i canali sui quali conviene essere presenti ma lo stile del brand dev’essere chiaro e ben delineato. La grafica delle copertine, dei post generici e di presentazione dei prodotti devono sempre rispettare le specifiche tecniche che ogni social richiede e, al tempo stesso, essere personale e costruita su misura del Brand. Lo stesso vale per i video, ad esempio su Youtube. Realizzare delle grafiche per i Social Network quali Facebook, LinkedIn, Twitter e Instagram. richiede un approccio unico e differente per ogni piattaforma, ma una cosa deve rimanere costante: la tua identità di Brand Social. D’alta parte è anche importante differenziare i contenuti in base al Social in questione, è una strategia cruciale per il successo. La grafica dovrà essere opportunamente curata anche per quanto riguarda i Post che dovranno avere un aspetto “familiare” . Spesso i post hanno il Logo del Brand inserito in un angolo, ma molto più spesso vi sono aspetti grafici in comune tra essi, come una cornice, un filtro o un formato ricorrente.     WebSite l sito web è forse il mezzo più importante per essere trovati velocemente. Tutti utilizziamo google come motore di ricerca per trovare ciò che ci serve: allora perché non dovresti avere anche tu un sito web efficiente? Quella dell’offline a dell’online sono due aree di intervento distinte ma l’aspetto grafico deve essere coerente e sempre riconducibile all’identità del marchio. Mail Marketing Nella creazione di newsletter, infine, l’identità del marchio dev’essere assolutamente presente. Chi si è iscritto alla tua newsletter è un utente già in parte fidelizzato pertanto, quando aprirà la tua comunicazione, bisognerà rassicurarlo sul fatto che non sta leggendo un’email di spam, ma un annuncio del suo marchio di fiducia. L’immagine coordinata dev’essere rispettata, soprattutto se l’obiettivo è quello di rafforzare la brand identity.   Hai voglia di approfondire l’argomento? Scrivimi Mariasperanza Assini Graphic Designer mariasperanzaassini@ramitalia.it 333 3194535

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L’EMOZIONE: l’elemento mancante

“All’impresa del futuro occorrono sempre più Leader capaci di entrare in contatto emotivo con il proprio gruppo di lavoro ed i clienti” Daniel Goleman Uno dei dati che emergono dall’analisi delle Aziende che prosperano anche in TEMPI DIFFICILI, è che la CAPACITA’ di ESPANSIONE di un’AZIENDA o ATTIVITA’ è STRETTAMENTE legata ALLA QUALITA’ DELLA COMUNICAZIONE presente in AZIENDA e TRA L’AZIENDA STESSA ed IL MERCATO! Tanti anni di esperienza in Imprese di ogni tipo, mi hanno portato a concludere, che l’azienda è lo specchio dell’imprenditore. Il livello di comunicazione presente in azienda, non può mai essere migliore del livello di comunicazione presente nella persona che la guida e la gestisce.  Un imprenditore o manager con una qualità di comunicazione inadeguata, tende a non essere incline a sviluppare grande comunicazione in azienda e quindi tra l’azienda e il mercato. Ne risulta che: LE SOLE COMPETENZE DISTINTIVE DI UN RUOLO NON BASTANO PIU’ per essere competitivi se non sono unite a grandi COMPETENZE RELAZIONALI. In un’azienda nella quale le riunioni o i momenti di confronto sono molto scarsi o limitati solo ad aspetti procedurali, l’iniziativa e la motivazione scema, e le decisioni rimangono un “parlarsi addosso” che non diventa mai un’azione decisa. La mancanza di coinvolgimento porta ad un’attività routinaria e priva di mordente, che riduce anche il rapporto relazionale coi clienti alle sole attività di acquisto/vendita, consegna del prodotto/servizio e incasso. “E che vuoi di più”, starai pensando. Purtroppo oggi NON BASTA!  Perché il mercato è inflazionato, perché c’è poca fidelizzazione, perché realizziamo prodotti e servizi, ma alla fine SCAMBIAMO SOPRATTUTTO…RELAZIONI! La comunicazione per una persona e per un’azienda dunque è VITA. Si potrebbe dire che più si comunica e più si è vitali e performanti. Siamo nell’era della comunicazione diretta ed immediata. La nuova economia è sempre più basata sulla nostra capacità di essere visibili e di distinguerci sul mercato. Le nuove tendenze ci guidano con decisione verso un sistema di fare impresa basato sulla RELAZIONE in RETE, sia essa reale o sul web. Come può un’azienda che fatica persino a comunicare al suo interno anche solo pensare di riuscire a sviluppare alleanze, inclusione e condivisione con il proprio mercato? In parole povere cosa ci fa un imprenditore lì da solo che cerca di farcela, senza comunicare con i suoi collaboratori, clienti, fornitori, potenziali alleati, con il WEB e una vasta comunità di operatori che sono presenti ma che non hanno alcuna relazione con lui? Come non capire che saper comunicare è la chiave di volta? Un’altra importante considerazione da fare è che oggi le leve dell’espansione aziendale sono sempre di più nelle mani dei collaboratori dell’azienda. Ecco che la capacità di un manager o di un imprenditore di interagire anzitutto con il team interno attraverso incontri personali e riunioni motivanti e coinvolgenti, sono condizioni indispensabili per garantire la creazione di un gruppo che tratti i clienti con vera empatia, aiutandoli a risolvere problemi, necessità e a realizzare i loro desideri. Insomma c’è sempre di più bisogno di leader autorevoli (non autoritari) che sviluppino un atteggiamento da N° 2 invece che da N°1, cioè che si pongano al servizio della crescita e dei propri uomini. Del resto il vero compito di un leader è “ottenere cose fatte attraverso gli altri” non “fare” lui personalmente attività che non siano strategiche. Ottieni tu il risultato ed avrai vinto 1 sola volta, aiuta gli altri ad ottenere risultati, avrai vinto almeno 2 volte! Ogni sforzo, quindi di migliorare la propria personale qualità di comunicatore troverà, di riflesso, un miglioramento nella comunicazione aziendale. Tutto parte dall’imprenditore o dal manager che decide di operare un salto in avanti e di mettersi in gioco, decidendo di incrementare la propria abilità di allacciare migliori rapporti interpersonali e di aprire a un mondo nuovo, diverso e molto più brillante. Questo porta al consenso e all’affermazione sul mercato! Quindi in definitiva: le sole COMPETENZE DISTINTIVE in qualsiasi ruolo, NON BASTANO PIU’ per OTTENERE BUONI RISULTATI, se non unite ad OTTIME COMPETENZE RELAZIONALI. That’s It !   E dato che “Comunicare in Pubblico” è una delle mie più grandi passioni ho deciso di realizzare insieme al Team Ram, il più INNOVATIVO seminario sul tema.   Dove ogni partecipante svilupperà la capacità di comunicare in pubblico, in privato e sul web acquisendo tutte le caratteristiche di un Leader della Comunicazione    E il bello è che lo puoi fare in seminario residenziale di 2 giornate, oppure in 4 appuntamenti on-line oppure organizzarlo direttamente nella tua azienda insieme al tuo staff.   Per saperne di più LEGGI IL PROGRAMMA oppure contattami direttamente al 335 435785   Pasquale Tardino Formatore e Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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Per ottenere ulteriori informazioni dettagliate sulle finalità del trattamento e sui Dati Personali concretamente rilevanti per ciascuna finalità, l’Utente può fare riferimento alle relative sezioni di questo documento.

 

Dettagli sul trattamento dei Dati Personali

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L’Utente, compilando con i propri Dati il modulo di contatto, acconsente al loro utilizzo per rispondere alle richieste di informazioni, di preventivo, o di qualunque altra natura indicata dall’intestazione del modulo.

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  • Gestione indirizzi e invio di messaggi email

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  • Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne

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Diritti dell’Utente

Gli Utenti possono esercitare determinati diritti con riferimento ai Dati trattati dal Titolare.

In particolare, l’Utente ha il diritto di:

  • revocare il consenso in ogni momento.L’Utente può revocare il consenso al trattamento dei propri Dati Personali precedentemente espresso.
  • opporsi al trattamento dei propri Dati.L’Utente può opporsi al trattamento dei propri Dati quando esso avviene su una base giuridica diversa dal consenso. Ulteriori dettagli sul diritto di opposizione sono indicati nella sezione sottostante.
  • accedere ai propri Dati.L’Utente ha diritto ad ottenere informazioni sui Dati trattati dal Titolare, su determinati aspetti del trattamento ed a ricevere una copia dei Dati trattati.
  • verificare e chiedere la rettificazione.L’Utente può verificare la correttezza dei propri Dati e richiederne l’aggiornamento o la correzione.
  • ottenere la limitazione del trattamento.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la limitazione del trattamento dei propri Dati. In tal caso il Titolare non tratterà i Dati per alcun altro scopo se non la loro conservazione.
  • ottenere la cancellazione o rimozione dei propri Dati Personali.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la cancellazione dei propri Dati da parte del Titolare.
  • ricevere i propri Dati o farli trasferire ad altro titolare.L’Utente ha diritto di ricevere i propri Dati in formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e, ove tecnicamente fattibile, di ottenerne il trasferimento senza ostacoli ad un altro titolare. Questa disposizione è applicabile quando i Dati sono trattati con strumenti automatizzati ed il trattamento è basato sul consenso dell’Utente, su un contratto di cui l’Utente è parte o su misure contrattuali ad esso connesse.
  • proporre reclamo.L’Utente può proporre un reclamo all’autorità di controllo della protezione dei dati personali competente o agire in sede giudiziale.

Dettagli sul diritto di opposizione

Quando i Dati Personali sono trattati nell’interesse pubblico, nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il Titolare oppure per perseguire un interesse legittimo del Titolare, gli Utenti hanno diritto ad opporsi al trattamento per motivi connessi alla loro situazione particolare.

Si fa presente agli Utenti che, ove i loro Dati fossero trattati con finalità di marketing diretto, possono opporsi al trattamento senza fornire alcuna motivazione. Per scoprire se il Titolare tratti dati con finalità di marketing diretto gli Utenti possono fare riferimento alle rispettive sezioni di questo documento.

Come esercitare i diritti

Per esercitare i diritti dell’Utente, gli Utenti possono indirizzare una richiesta agli estremi di contatto del Titolare indicati in questo documento. Le richieste sono depositate a titolo gratuito e evase dal Titolare nel più breve tempo possibile, in ogni caso entro un mese.

 

Cookie Policy

Questa Applicazione fa utilizzo di Cookie. Per saperne di più e per prendere visione dell’informativa dettagliata, l’Utente può consultare la Cookie Policy.

 

Ulteriori informazioni sul trattamento

Difesa in giudizio

I Dati Personali dell’Utente possono essere utilizzati da parte del Titolare in giudizio o nelle fasi preparatorie alla sua eventuale instaurazione per la difesa da abusi nell'utilizzo di questa Applicazione o dei Servizi connessi da parte dell’Utente.
L’Utente dichiara di essere consapevole che il Titolare potrebbe essere obbligato a rivelare i Dati per ordine delle autorità pubbliche.

Informative specifiche

Su richiesta dell’Utente, in aggiunta alle informazioni contenute in questa privacy policy, questa Applicazione potrebbe fornire all'Utente delle informative aggiuntive e contestuali riguardanti Servizi specifici, o la raccolta ed il trattamento di Dati Personali.

Log di sistema e manutenzione

Per necessità legate al funzionamento ed alla manutenzione, questa Applicazione e gli eventuali servizi terzi da essa utilizzati potrebbero raccogliere Log di sistema, ossia file che registrano le interazioni e che possono contenere anche Dati Personali, quali l’indirizzo IP Utente.

Informazioni non contenute in questa policy

Ulteriori informazioni in relazione al trattamento dei Dati Personali potranno essere richieste in qualsiasi momento al Titolare del Trattamento utilizzando gli estremi di contatto.

Risposta alle richieste „Do Not Track”

Questa Applicazione non supporta le richieste “Do Not Track”.
Per scoprire se gli eventuali servizi di terze parti utilizzati le supportino, l'Utente è invitato a consultare le rispettive privacy policy.

Modifiche a questa privacy policy

Il Titolare del Trattamento si riserva il diritto di apportare modifiche alla presente privacy policy in qualunque momento dandone informazione agli Utenti su questa pagina e, se possibile, su questa Applicazione nonché, qualora tecnicamente e legalmente fattibile, inviando una notifica agli Utenti attraverso uno degli estremi di contatto di cui è in possesso il Titolare . Si prega dunque di consultare regolarmente questa pagina, facendo riferimento alla data di ultima modifica indicata in fondo.

Qualora le modifiche interessino trattamenti la cui base giuridica è il consenso, il Titolare provvederà a raccogliere nuovamente il consenso dell’Utente, se necessario.

Definizioni e riferimenti legali

Dati Personali (o Dati)

Costituisce dato personale qualunque informazione che, direttamente o indirettamente, anche in collegamento con qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale, renda identificata o identificabile una persona fisica.

Dati di Utilizzo

Sono le informazioni raccolte automaticamente attraverso questa Applicazione (anche da applicazioni di parti terze integrate in questa Applicazione), tra cui: gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei computer utilizzati dall’Utente che si connette con questa Applicazione, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier), l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nell’inoltrare la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta dal server (buon fine, errore, ecc.) il paese di provenienza, le caratteristiche del browser e del sistema operativo utilizzati dal visitatore, le varie connotazioni temporali della visita (ad esempio il tempo di permanenza su ciascuna pagina) e i dettagli relativi all’itinerario seguito all’interno dell’Applicazione, con particolare riferimento alla sequenza delle pagine consultate, ai parametri relativi al sistema operativo e all’ambiente informatico dell’Utente.

Utente

L'individuo che utilizza questa Applicazione che, salvo ove diversamente specificato, coincide con l'Interessato.

Interessato

La persona fisica cui si riferiscono i Dati Personali.

Responsabile del Trattamento (o Responsabile)

La persona fisica, giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente che tratta dati personali per conto del Titolare, secondo quanto esposto nella presente privacy policy.

Titolare del Trattamento (o Titolare)

La persona fisica o giuridica, l'autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali e gli strumenti adottati, ivi comprese le misure di sicurezza relative al funzionamento ed alla fruizione di questa Applicazione. Il Titolare del Trattamento, salvo quanto diversamente specificato, è il titolare di questa Applicazione.

Questa Applicazione

Lo strumento hardware o software mediante il quale sono raccolti e trattati i Dati Personali degli Utenti.

Servizio

Il Servizio fornito da questa Applicazione così come definito nei relativi termini (se presenti) su questo sito/applicazione.

Unione Europea (o UE)

Salvo ove diversamente specificato, ogni riferimento all’Unione Europea contenuto in questo documento si intende esteso a tutti gli attuali stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.

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Riferimenti legali

La presente informativa privacy è redatta sulla base di molteplici ordinamenti legislativi, inclusi gli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679.

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