Spunti di Vista

Le rubriche e gli approfondimenti di Ram sul marketing e la gestione d'impresa
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Dalle trincee del mercato al futuro delle Imprese: nasce Il Progetto PRISMA PMI

In oltre trent’anni di carriera vissuti gomito a gomito con imprenditori, manager e team di ogni dimensione e a tutte le latitudini, ho imparato una verità fondamentale: il vero motore del nostro Paese non è fatto di multinazionali o grandi colossi finanziari, ma dal tessuto vivo e pulsante delle Piccole e Medie Imprese. L’ho constatato collaborando con oltre 1000 imprese, formando oltre 50.000 persone e sono ancora in cammino, perché un formatore è come una candela che si consuma per illuminare la strada degli altri. Prima con la Nove Più SpA, poi con Mind Consulting ed Hi Skills ed infine con Ram Consulting Italia dalla quale nasce il nuovo progetto PRISMA PMI, la task force interdisciplinare di Risk & Performance Management per gestire la crisi d’impresa e l’espansione aziendale Infatti, chi fa impresa ogni giorno sa bene quanto sottile sia il confine tra una grande intuizione e una crisi improvvisa, tra la spinta all’espansione e la vulnerabilità di fronte a mercati sempre più complessi e imprevedibili. Troppo spesso, chi guida una P&MI si trova a dover affrontare sfide enormi contando solo sulle proprie forze. È esattamente da questa consapevolezza e da questa esperienza sul campo che nasce il progetto Prisma PMI. Cos’è Prisma PMI: La task force multidisciplinare per la tua azienda Prisma PMI non è la solita società di consulenza. È una task force multidisciplinare creata per rispondere con tempestività, concretezza e visione strategica alle reali esigenze dell’imprenditore moderno. Il nostro obiettivo è duplice e ambizioso: Prevenire e gestire le crisi, blindando la continuità aziendale prima che le difficoltà si trasformino in emergenze. Creare percorsi di governance e protezione, strutturando basi solide non solo per sostenere l’espansione aziendale, ma anche per restituire all’imprenditore quella serenità personale troppo spesso sacrificata per il bene dell’azienda. Il Metodo Prisma: Grandi strategie, oggi accessibili alle PMI Per troppo tempo, strumenti evoluti di gestione, tutela e pianificazione sono stati un privilegio esclusivo delle grandi corporation. Con Prisma PMI cambiamo le regole del gioco. Il Metodo Prisma raccoglie sotto un’unica, autorevole direzione il meglio delle tecnologie di: Business Management: per ottimizzare i processi, i margini e la crescita. Tutela Legale: per blindare i contratti, il patrimonio e il business da contenziosi e rischi normativi. Protezione e Welfare: per valorizzare le risorse umane e mettere in sicurezza il patrimonio d’impresa e familiare. La Formazione: perché lo sviluppo continuo delle competenze è l’unico modo per non rimanere indietro in un mondo regolato dal FORMATI o FERMATI! L’alleanza tra esperienza e Intelligenza Artificiale La vera svolta sta nell’integrazione: unendo queste competenze e metodologie collaudate con i nuovi strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale, siamo in grado di analizzare i dati aziendali in tempo reale, individuare i punti ciechi e implementare soluzioni mirate con una velocità e una precisione mai viste prima. Non si tratta di sostituire il fattore umano, ma di potenziarlo: la nostra esperienza sul campo unita alla potenza dell’IA metterà in breve tempo al sicuro la tua impresa e il tuo futuro. È il momento di proteggere ciò che hai costruito Fare impresa oggi richiede coraggio, visione e i giusti alleati al proprio fianco. Non lasciare che l’incertezza decida le sorti del tuo lavoro e dei tuoi sacrifici. Vuoi scoprire come il Metodo Prisma può trasformare la governance e la sicurezza della tua azienda? Contattami oggi stesso per una prima valutazione strategica e porta la tua PMI in una nuova dimensione di crescita e serenità. CHIEDI INFO Pasquale Tardino Business & Strategic Coach

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QUANTO TI COSTA FERMARE LA TUA AZIENDA PER UN GIORNO?

Un problema informatico può diventare rapidamente un problema per tutta l’azienda. Cloud e Cybersecurity possono aiutarti a ridurre il rischio e continuare a lavorare anche quando qualcosa va storto. Dipendenti impossibilitati a lavorare. Gestionale non disponibile. Ordini fermi. Clienti in attesa. File e documenti irraggiungibili. Quando un sistema informatico si blocca, il costo non è soltanto quello necessario per ripararlo. Il vero costo è tutto ciò che l’azienda non riesce più a fare mentre aspetta di ripartire. Hai mai calcolato quanto ti costerebbero 8 ore di fermo? Prova a pensarci. Quante persone dipendono ogni giorno da computer, server, gestionali, documenti e connessione alla rete? Quanto costa un’ora di lavoro di tutte queste persone? E se durante quelle ore non fosse possibile elaborare un ordine, rispondere a un cliente, consultare un documento o utilizzare il gestionale? Il costo di un fermo può essere composto da: personale inattivo + mancata operatività + ritardi + interventi tecnici + recupero dei dati + possibili conseguenze verso clienti e fornitori. E più un’azienda diventa digitale, più la continuità dei suoi sistemi diventa parte integrante della continuità del business. Cloud e Cybersecurity: due facce dello stesso problema Fino a qualche anno fa Cloud e Cybersecurity venivano spesso affrontati come due progetti distinti. Oggi non dovrebbe più essere così. Il Cloud può ridurre la dipendenza dal singolo computer, dal server presente fisicamente in ufficio o dalla sede aziendale. La Cybersecurity protegge reti, dispositivi, accessi e informazioni utilizzati ogni giorno per lavorare. Avere dati disponibili ovunque serve a poco se non sono adeguatamente protetti. Allo stesso modo, avere una rete protetta non basta se un guasto al server può comunque bloccare l’intera azienda. L’obiettivo finale è uno: ridurre la probabilità che un problema IT fermi il business e aumentare la capacità di ripartire rapidamente. Cosa può significare concretamente per la tua azienda? Un progetto Cloud & Cybersecurity può intervenire su diversi punti dell’infrastruttura. Può significare centralizzare dati e applicazioni, adottare sistemi evoluti di storage e backup, utilizzare CRM ed ERP in Cloud o rendere determinati servizi disponibili anche fuori dalla sede. Sul fronte della sicurezza può significare introdurre o migliorare firewall, sistemi di monitoraggio, protezione degli endpoint, gestione delle vulnerabilità, crittografia e controllo degli eventi di sicurezza. Non significa necessariamente sostituire tutto ciò che utilizzi oggi. Significa capire quali sistemi sono indispensabili per lavorare, quali rischi possono renderli indisponibili e quali interventi possono ridurre concretamente quel rischio. E se una parte dell’investimento fosse finanziata? Questo è anche il momento in cui entra in gioco il Voucher Cloud & Cybersecurity del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La misura mette a disposizione 150 milioni di euro per PMI e lavoratori autonomi che intendono acquisire soluzioni Cloud e Cybersecurity nuove, aggiuntive o più avanzate rispetto a quelle già utilizzate. Oltre 71 milioni sono riservati a piani realizzati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Tra gli interventi previsti rientrano, ad esempio, virtual machine, storage e backup, database, CRM, ERP e altri servizi SaaS, oltre a firewall, router e switch, IDS/IPS, antivirus e antimalware, sistemi di monitoraggio, crittografia, SIEM e vulnerability management. Il Voucher prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 20.000 euro, con un piano di spesa minimo di 4.000 euro. Il momento per valutare il progetto è adesso La fase di precompilazione partirà il 20 ottobre 2026. L’invio delle domande sarà possibile dalle ore 12:00 del 10 novembre 2026 fino alle ore 12:00 del 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse. Le richieste saranno considerate secondo l’ordine cronologico di presentazione. Ma aspettare l’apertura dello sportello per iniziare a ragionare sull’intervento significa partire tardi. Per presentare la domanda è infatti necessario definire la situazione tecnologica iniziale, il miglioramento atteso e le offerte relative agli interventi da realizzare. Non partire dal bando. Parti da una domanda. Se domani i tuoi sistemi si fermassero, sapresti esattamente come continuare a lavorare? Se la risposta non è immediata, vale la pena analizzarlo adesso. Partendo dalla tua infrastruttura possiamo individuare quali sono i punti critici, quali sistemi possono compromettere la continuità operativa e quali interventi Cloud & Cybersecurity possono realmente migliorare la situazione, verificandone anche la compatibilità con il Voucher MIMIT. Quanto potrebbe costarti non intervenire? Richiedi una verifica preliminare del tuo progetto Cloud & Cybersecurity.   CONTATTAMI ORA             Dante Ruscello Innovation Manager danteruscello@ramitalia.it

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Assumere la persona sbagliata ti costa il 200% della RAL

Il vero costo di una selezione sbagliata non è soltanto economico. È fatto di tempo perso, competenze che non restano e occasioni che l’impresa non riesce a cogliere. Scegliere la persona sbagliata può costare molto più di uno stipendio. In alcuni casi, considerando ricerca, inserimento, formazione, calo di produttività e ricadute sul gruppo di lavoro, il costo complessivo può avvicinarsi fino a due volte la retribuzione annua lorda. Ma il punto non è usare una percentuale per fare paura. Il punto è capire che ogni scelta sbagliata lascia un vuoto operativo e rallenta la crescita dell’impresa. Nel marketing questo costo diventa ancora più difficile da vedere. Non compare in una sola fattura. Si distribuisce tra campagne che partono tardi, contenuti che non raccontano davvero l’azienda, strumenti acquistati e poi abbandonati, dati che nessuno sa interpretare e decisioni che devono sempre aspettare una risposta dall’esterno. È qui che nasce una domanda decisiva: la tua impresa sta semplicemente acquistando attività di marketing oppure sta costruendo una competenza che resterà nel tempo? Il problema non è affidarsi a un’agenzia Gli specialisti esterni sono utili. Spesso sono indispensabili per affrontare progetti complessi, portare uno sguardo nuovo o attivare competenze molto verticali. Il problema comincia quando l’azienda dipende completamente da loro anche per le attività quotidiane, le decisioni rapide e la conoscenza dei propri strumenti. Se per modificare una grafica, pubblicare un contenuto, verificare una sponsorizzazione o leggere un dato devi sempre chiamare qualcuno, non hai soltanto esternalizzato un servizio. Hai esternalizzato una parte della competenza. Quando il fornitore cambia, una parte del lavoro ricomincia da zero. Bisogna ricostruire il contesto, spiegare prodotti e priorità, recuperare accessi, riallineare il linguaggio e trasferire informazioni che, nel frattempo, sono rimaste fuori dall’organizzazione. La perdita non riguarda soltanto il denaro: riguarda la continuità. La regia deve restare dentro. La specializzazione può entrare quando serve. Che cosa succede quando la competenza resta fuori? La prima conseguenza è la lentezza. Un’idea che potrebbe essere testata oggi viene rimandata perché deve attraversare passaggi, richieste e approvazioni. Nel marketing, però, il tempo ha un valore concreto: una risposta tardiva può significare una conversazione persa, una campagna meno efficace o un’opportunità lasciata a un concorrente. La seconda conseguenza è la fragilità. Se nessuno all’interno conosce davvero piattaforme, processi e risultati, l’azienda non è in grado di valutare con lucidità ciò che sta acquistando. Diventa difficile distinguere una strategia valida da una semplice esecuzione, comprendere perché un’attività funziona o decidere che cosa migliorare. La terza conseguenza è la dispersione della conoscenza. Chi lavora ogni giorno nell’impresa conosce clienti, obiezioni, linguaggio, prodotti e dinamiche commerciali. Chi lavora fuori possiede invece metodo e specializzazione. Se queste due metà del puzzle non vengono unite, il marketing rischia di essere tecnicamente corretto ma poco aderente alla realtà aziendale. Infine c’è un costo culturale: il marketing viene percepito come qualcosa che “fa qualcun altro”. Non diventa un patrimonio dell’impresa, non dialoga davvero con vendite e direzione e non produce apprendimento interno. La vera alternativa è costruire autonomia Portare il marketing dentro non significa chiudere la porta a consulenti, freelance o agenzie. Significa creare un presidio interno capace di coordinare il lavoro, usare gli strumenti, leggere i risultati e coinvolgere specialisti esterni in modo più consapevole. Un ufficio marketing interno non nasce necessariamente con un reparto numeroso. Può partire da una sola persona, scelta per attitudini e potenziale, formata sul metodo e affiancata mentre lavora su obiettivi reali dell’azienda. La differenza non la fa il titolo scritto sul biglietto da visita. La fa la capacità di trasformare conoscenza in operatività. Non vendiamo dipendenza. Trasferiamo competenze. È questo il mio principio del metodo “creare il tuo ufficio marketing nella tua azienda” individuare la persona giusta, formarla, inserirla nel contesto aziendale e accompagnarla fino a una progressiva autonomia. Il consulente non diventa il centro permanente di ogni decisione. Costruisce le condizioni perché, nel tempo, serva sempre meno. Prima la persona, poi gli strumenti Nel marketing è facile partire dalla piattaforma del momento, dal software più recente o dall’intelligenza artificiale. Ma nessuno strumento può compensare una selezione sbagliata o l’assenza di un percorso. La tecnologia accelera ciò che trova: se trova competenza, amplifica la qualità; se trova confusione, rende la confusione più veloce. Per questo il primo passaggio consiste nel capire chi può assumere il ruolo. In alcuni casi la risorsa è già presente in azienda e ha bisogno di essere riconosciuta, formata e responsabilizzata. In altri è necessario cercarla all’esterno. La selezione non riguarda soltanto ciò che la persona sa fare oggi, ma anche il modo in cui apprende, comunica e traduce gli obiettivi dell’impresa in attività concrete. Dopo la scelta arrivano formazione e inserimento. La teoria, da sola, non basta. La persona lavora sui prodotti reali, sui clienti reali e sui problemi reali dell’azienda. Campagne, contenuti, analisi e strumenti diventano il terreno su cui verificare l’apprendimento. L’affiancamento individuale serve a trasformare le informazioni in abitudini operative. L’obiettivo non è eseguire al posto della risorsa, ma insegnarle a prendere decisioni con criterio. Anche l’intelligenza artificiale entra nel processo in questo modo: non come scorciatoia che sostituisce la competenza, ma come leva che rende più efficace chi sa che cosa sta facendo. Il beneficio non è “fare tutto da soli” Autonomia non significa isolamento. Significa sapere che cosa può essere gestito internamente e quando, invece, è utile chiamare uno specialista. Significa porre domande migliori, valutare le proposte con maggiore consapevolezza e mantenere il controllo di dati, accessi, priorità e tono di voce. Un’azienda più autonoma reagisce più velocemente. Impara da ciò che fa. Conserva la memoria delle campagne e delle decisioni. Collega il marketing alle vendite e alla direzione. Soprattutto, non perde tutto il sapere accumulato ogni volta che cambia un collaboratore esterno. Il passaggio è semplice da descrivere: prima si dice “devo chiedere all’agenzia”; dopo si può dire “lo gestiamo internamente e coinvolgiamo lo specialista quando serve”. È una differenza di linguaggio, ma soprattutto di potere decisionale. Una consulenza che unisce tre prospettive Come consulente aziendale nei campi del digital marketing,...

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Se qualcuno entrasse oggi nella tua rete aziendale, quanto tempo impiegheresti ad accorgertene?

Un antivirus installato sui computer. Una password per accedere ai sistemi. Un firewall configurato qualche anno fa. Per molte aziende questo significa essere protette. Ma oggi la sicurezza informatica non dipende da un singolo prodotto. Dipende da come vengono protetti computer, rete, dati, accessi e applicazioni e soprattutto dalla capacità di individuare rapidamente ciò che non dovrebbe accadere. La domanda quindi non è soltanto: “Abbiamo un antivirus?” La domanda è: “Se qualcosa andasse storto, ce ne accorgeremmo prima che diventi un problema?”   Piccoli segnali che possono nascondere rischi più grandi Password condivise tra più persone. Account che rimangono attivi anche quando un collaboratore non lavora più in azienda. Computer e dispositivi non monitorati centralmente. Accessi da remoto senza adeguati controlli. Un firewall installato anni fa e mai realmente rivalutato. Backup raggiungibili dagli stessi sistemi che dovrebbero proteggere. Aggiornamenti rimandati perché “per ora funziona tutto”. Sono situazioni molto comuni. Il problema è che un’infrastruttura può continuare a funzionare perfettamente anche quando non è adeguatamente protetta. Ed è proprio questo che rende la cybersecurity diversa da molti altri investimenti tecnologici: spesso ci si accorge delle carenze solo quando qualcosa è già successo.   Cybersecurity non significa soltanto antivirus Proteggere un’azienda significa costruire più livelli di difesa. A seconda della situazione, un progetto può riguardare: – protezione della rete con firewall e Next Generation Firewall; – sistemi di prevenzione delle intrusioni; – antivirus e antimalware evoluti; – monitoraggio centralizzato delle reti; – protezione e crittografia dei dati; – controllo delle vulnerabilità; – sistemi SIEM per raccogliere e analizzare eventi di sicurezza; – router e switch più evoluti; – servizi di configurazione, monitoraggio e supporto continuativo. Sono proprio alcune delle categorie previste anche dal Voucher Cloud & Cybersecurity del MIMIT.   Ma acquistare strumenti non basta. Un firewall configurato male rimane un firewall configurato male. Un sistema di monitoraggio che nessuno controlla produce dati, non sicurezza. Una vulnerabilità che nessuno conosce non scompare semplicemente perché l’azienda non ha mai subito un incidente. Prima della tecnologia viene l’analisi. Bisogna capire cosa deve essere protetto, da cosa, con quali priorità e con quali strumenti.   Cosa può cambiare con un progetto di cybersecurity? Una strategia correttamente progettata permette innanzitutto di avere maggiore visibilità. Sapere quali dispositivi sono collegati alla rete. Controllare gli accessi. Individuare comportamenti anomali. Ridurre l’esposizione delle vulnerabilità conosciute. Proteggere meglio informazioni e sistemi critici. E, soprattutto, essere maggiormente preparati quando qualcosa non funziona come dovrebbe. Non significa rendere un’azienda “invulnerabile”. Significa ridurre il rischio e aumentare la capacità di prevenire, individuare e gestire un incidente.   Oggi c’è anche un’opportunità per intervenire Il Voucher Cloud & Cybersecurity del Ministero delle Imprese e del Made in Italy è rivolto a PMI e lavoratori autonomi che intendono adottare soluzioni tecnologiche nuove, aggiuntive oppure più avanzate e sicure rispetto a quelle già utilizzate. Per il fronte cybersecurity il MIMIT include tra le spese ammissibili soluzioni hardware come firewall, NGFW, router, switch e IDS/IPS, oltre a software antivirus e antimalware, strumenti di monitoraggio delle reti, crittografia, SIEM e sistemi per la gestione delle vulnerabilità. Sono previsti anche servizi professionali collegati alla configurazione, al monitoraggio e al supporto, entro i limiti stabiliti dalla misura. Il contributo può arrivare fino al 50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20.000 euro, a fronte di un piano di spesa di almeno 4.000 euro. I prodotti e servizi devono essere acquistati da fornitori presenti nell’apposito elenco ministeriale. La precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre 2026; l’invio sarà possibile dal 10 novembre 2026 al 20 gennaio 2027, salvo eventuale esaurimento anticipato delle risorse.   La domanda non è: “Quanto è sicura la mia azienda?” È difficile rispondere senza averla prima analizzata. La domanda da cui partire è molto più semplice: “Quali sono oggi i punti della mia infrastruttura che non sto controllando?” La rete? I computer? Gli accessi? Le vulnerabilità? I dati? Il monitoraggio? Il primo passo non dovrebbe essere acquistare un prodotto. Dovrebbe essere capire dove intervenire.   Vuoi capire quali aspetti della tua infrastruttura possono essere migliorati? Analizziamo la situazione attuale, individuiamo le principali aree di intervento e verifichiamo quali soluzioni di cybersecurity possono avere senso per la tua azienda e quali possono essere compatibili con il Voucher MIMIT. Richiedi una verifica preliminare del tuo progetto Cybersecurity   CONTATTAMI ORA             Dante Ruscello Innovation Manager danteruscello@ramitalia.it

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Il pesce puzza dalla testa. Ma…

È vero che il pesce puzza dalla testa. Ma… C’è una frase che tutti gli imprenditori conoscono: “Il pesce puzza dalla testa”. Ed è vera. In tanti anni di supporto alle PMI sostengo che l’azienda è lo specchio dell’imprenditore. L’azienda, infatti, riflette il suo Stato interiore. Se il leader vive nel controllo, nascerà una cultura del controllo. Se vive nella paura, nascerà una cultura della paura. Se vive nell’Essenza e nei Valori, nascerà una cultura della responsabilità. Ma tante volte ho constatato anche un’altra versione:  “Il pesce continua a puzzare anche quando la testa cambia”. Esistono infatti aziende in cui il problema nasce dal leader. Ed esistono aziende in cui il leader ha già iniziato a cambiare, ma l’organizzazione continua a produrre tossicità. Perché? Perché un gruppo può sviluppare una propria Identità. E quando succede, diventa un organismo autonomo. All’inizio è il leader a plasmare il gruppo. Poi accade qualcosa. Il gruppo sviluppa una propria Identità. Un proprio linguaggio. Una propria Ombra. Una propria energia. Da quel momento non ha più soltanto delle persone. Ha un organismo vivente. E ogni organismo cerca di fare una cosa: conservare sé stesso. Anche quando sta distruggendo l’azienda. Quando il gruppo diventa più influente del leader. Pensiamo sempre all’Ombra come qualcosa di individuale. Non è così. Esiste anche l’Ombra del gruppo. È quella voce invisibile che dice: “Lascia perdere.” “Non cambierà mai nulla.” “Qui funziona così.” “Chi propone crea problemi.”   All’inizio è una frase. Poi diventa una convinzione. Infine diventa Identità. Ed è lì che nasce la vera tossicità. La tossicità è contagiosa. Una lamentela continua. Un sarcasmo costante. Un gruppo che delegittima chi propone. Un “anziano esperto” che alimenta il “si è sempre fatto così”. Un collaboratore negativo (sarebbe meglio chiamarlo “scollaboratore”) che diventa il punto di riferimento emotivo del gruppo. All’inizio sembrano episodi. Poi diventano clima aziendale, e se c’è qualcosa che ho imparato in tanti anni dentro imprese di ogni ordine e dimensione è che: “il clima aziendale determina in massima parte la performance dell’impresa”. Infine diventa cultura. E quando la cultura cambia… anche le persone migliori iniziano lentamente a cambiare o vanno via. Qui molti imprenditori commettono un errore. Quella di lavorare in buona fede sulla strategia. Pochissimi osservano lo Stato della propria organizzazione. Eppure è lì che si decide il futuro. Perché ogni azienda attraversa una Soglia: Da una parte c’è una cultura che genera vita. Dall’altra una cultura che consuma energia (vita).   Il problema è che questa Soglia non compare nel bilancio. Si vede nelle conversazioni. Nei corridoi. Nelle riunioni. Nei silenzi. Nei mancati risultati. Nelle persone capaci che vanno via. L’azienda è uno specchio. Ma anche un amplificatore. Per questo continuo a dire che l’azienda riflette il livello di coscienza del suo leader. Ma aggiungo una cosa. Quando il leader smette di osservare, il gruppo inizia a creare una coscienza propria. Ed è lì che nascono le aziende tossiche. Non perché il fondatore sia tossico. Ma perché ha smesso di presidiare la cultura. La vera leadership. La leadership non consiste nel controllare tutto. Consiste nel custodire lo Stato emotivo dell’organizzazione. Perché ciò che oggi tolleri, domani diventerà cultura. E la cultura, con il tempo, diventerà destino. La vera leadership è presenza.  Molti imprenditori credono che guidare significhi prendere decisioni. No. Guidare significa osservare continuamente ciò che sta diventando “normale”, ma che non lo è. Quando entri nella tua azienda, senti che l’energia viene elevata o viene abbassata? Le persone si sentono autorizzate a crescere o autorizzate a lamentarsi?   Perché la risposta a queste domande racconta molto più di qualsiasi bilancio. Sì, il pesce puzza dalla testa.  Ma quando la testa smette di osservare l’ovvio, può essere il corpo a contaminare tutto il resto. Ed è per questo che la leadership non consiste soltanto nel guidare le persone. Consiste nel custodire lo Stato dell’intero sistema. Perché la cultura non si crea una volta. Si protegge ogni giorno. È proprio per chi vuole imparare a guidare non solo le persone, ma anche le dinamiche invisibili che determinano il destino della sua organizzazione che abbiamo creato nuovi progetti di risk e performance management per:  1) PREVENIRE LE KRISI AZIENDALI;  2) RISOLVERLE VELOCEMENTE;  3) SVILUPPARE LA RESPONSABILITA’ E LA MOTIVAZIONE DEL TEAM PER ESPANDERE L’IMPRESA! CHIEDI INFO Su come effettuare un’analisi qualitativa per verificare se la tua azienda è ancora il tuo specchio o è diventata qualcos’altro!

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SE DOMANI NON POTESSI ENTRARE IN UFFICIO, LA TUA AZIENDA RIUSCIREBBE COMUNQUE A LAVORARE?

File salvati sui singoli computer. Documenti inviati continuamente via e-mail. Gestionali accessibili solo dalla sede. Backup di cui nessuno verifica realmente il ripristino. Molte aziende lavorano ancora così. E spesso sembra non esserci alcun problema. Fino a quando un computer si guasta, un server diventa indisponibile, bisogna lavorare da un’altra sede o un’informazione importante non è accessibile nel momento in cui serve. È proprio in questi casi che ci si accorge di quanto l’operatività dell’azienda dipenda dalla propria infrastruttura informatica. Il Cloud non significa semplicemente “mettere i file online” Adottare soluzioni Cloud significa soprattutto rendere dati, applicazioni e processi meno dipendenti da una singola postazione o dalla sede fisica dell’azienda. Un progetto Cloud può permettere, ad esempio, di: centralizzare documenti e informazioni aziendali; accedere in modo controllato a dati e applicazioni anche fuori sede; utilizzare sistemi evoluti di storage e backup; ridurre la dipendenza da server e infrastrutture locali; introdurre CRM, ERP e strumenti di gestione dei processi; migliorare collaborazione e condivisione delle informazioni; adottare software aziendali fruibili direttamente come servizi Cloud.   Il punto, però, non è acquistare più tecnologia. È capire quali limiti dell’infrastruttura attuale stanno rallentando l’azienda. Ti riconosci in qualcuna di queste situazioni?   “Quel documento è sul computer di un collega.” “Per utilizzare il gestionale devo essere in ufficio.” “Mandami l’ultima versione del file.” “Il backup dovrebbe esserci.” “Se il server si ferma dobbiamo aspettare il tecnico.”   Sono piccoli problemi quotidiani che, sommati, possono tradursi in tempo perso, processi inefficienti e maggiore dipendenza dall’infrastruttura fisica. La tecnologia dovrebbe adattarsi al modo in cui l’azienda vuole lavorare, non il contrario. Oggi c’è anche un’opportunità per affrontare questo cambiamento Il Voucher Cloud & Cybersecurity del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sostiene PMI e lavoratori autonomi che intendono acquisire soluzioni tecnologiche nuove, aggiuntive o più avanzate rispetto a quelle già utilizzate. Per la componente Cloud possono rientrare, tra gli altri, interventi relativi a infrastrutture e servizi Cloud, storage e backup, database e software aziendali erogati come servizio. La misura prevede un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili, con un contributo massimo di 20.000 euro e un piano di spesa minimo di 4.000 euro. I prodotti e servizi agevolabili devono essere acquisiti attraverso fornitori iscritti nell’apposito elenco ministeriale. Consulting Studio S.R.L è iscritto all’elenco ufficiale dei fornitori e può supportarti altresì nella gestione della pratica. La precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre 2026, mentre l’invio sarà possibile dal 10 novembre 2026 al 20 gennaio 2027.   Prima del Cloud viene l’analisi Non tutte le aziende hanno bisogno delle stesse soluzioni. Prima di parlare di prodotti bisogna capire: Dove sono oggi i dati? Come vengono gestiti? Quali attività dipendono dall’ufficio? Cosa succederebbe se un sistema diventasse indisponibile? Quali processi potrebbero essere semplificati? Solo partendo dalla situazione attuale è possibile costruire un progetto Cloud realmente utile e verificare quali interventi possano essere compatibili con il Voucher.   La tua azienda è pronta per il Cloud? Non devi sapere già quale soluzione acquistare. Partiamo da come lavori oggi e individuiamo insieme cosa può essere migliorato.   RICHIEDI UNA VERIFICA PRELIMINARE DEL TUO PROGETTO CLOUD   CONTATTAMI ORA             Dante Ruscello Innovation Manager danteruscello@ramitalia.it

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NON TROVI PERSONE VALIDE? Forse stai facendo la domanda sbagliata.

C’è una frase che sento ripetere spesso dagli imprenditori: “Oggi è difficile trovare persone valide.”  Ed è vero. Secondo l’Indagine Confindustria sul lavoro 2026, tra le imprese con ricerche di personale in corso, il 70,4% dichiara difficoltà nel reperire le persone di cui ha bisogno.    Ma c’è un altro dato che trovo ancora più interessante. Quando mancano persone o competenze, la risposta più diffusa tra le imprese intervistate non è semplicemente continuare a cercare fuori.    Il 57,2% punta sulla formazione del personale interno. E allora la domanda cambia: E se il problema non fosse soltanto chi assumiamo, ma quanto riusciamo a far crescere chi abbiamo già?    Pensa a una nuova risorsa. È competente. Ha esperienza. Ha voglia di fare. Poi entra in azienda. Non ha priorità chiare. Per decidere deve chiedere conferma. Le informazioni passano tra messaggi, telefonate e riunioni. Ogni imprevisto diventa urgente. Dopo qualche mese arriva la sentenza: “Non è abbastanza autonoma.” Ma l’autonomia non si assume. Si costruisce. Ed è qui che formazione e sviluppo delle competenze smettono di essere un “extra” e diventano una questione aziendale. Il problema, infatti, non riguarda solo i collaboratori. Riguarda anche chi guida l’impresa.   Una ricerca EY-SWG del 2026, condotta su circa 70 aziende italiane medio-grandi, individua tra le priorità della formazione manageriale competenze digitali e AI (61%), leadership (51%) e pianificazione strategica (40%). E a livello internazionale il segnale è ancora più netto.   Il World Economic Forum, raccogliendo le prospettive di oltre 1.000 grandi datori di lavoro in 55 economie, rileva che il 63% considera il gap di competenze uno dei principali ostacoli alla trasformazione aziendale e l’85% prevede di investire nell’upskilling delle proprie persone.   Tradotto? Non basta più essere bravi nel proprio mestiere. Bisogna saper scegliere, organizzarsi, comunicare, guidare le persone e utilizzare strumenti nuovi senza esserne travolti. Ed è proprio qui che entra Key5Skills. Cinque dita. Cinque competenze. Una sola mano.    Ho costruito Key5Skills attorno a cinque competenze che, nel lavoro, non funzionano isolate: Mindset, per sapere dove stai andando.   Gestione del tempo e organizzazione, per distinguere ciò che produce risultati da ciò che ti tiene semplicemente occupato.    Comunicazione strategica, perché un team che comunica male genera errori, rallentamenti e dipendenza.    Personal Branding, perché essere competenti non basta se il mercato non percepisce il tuo valore. Intelligenza Artificiale, per trasformarla in uno strumento di lavoro e non nell’ennesima tecnologia da rincorrere. E proprio sull’AI c’è un dato che dovrebbe far riflettere.    Secondo ISTAT, nel 2025 l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è passato dall’8,2% al 16,4%. Ma tra le aziende che avevano valutato l’AI senza poi adottarla, il 58,6% indica la mancanza di competenze adeguate come ostacolo.    E qui nasce un paradosso. Abbiamo strumenti che possono farci lavorare più velocemente. Ma velocità non significa direzione. L’AI può permetterti di fare in dieci minuti qualcosa che prima richiedeva un’ora. Ma se quella cosa non era una priorità… hai semplicemente perso tempo più velocemente.    Ecco perché Key5Skills non parte dall’AI. La mette dentro un metodo. Perché puoi conoscere tutte le tecniche di time management, ma senza priorità continuerai a riempire l’agenda. Puoi avere persone preparate, ma senza comunicazione e responsabilità chiare continueranno a dipendere da te. Puoi utilizzare l’AI ogni giorno, ma senza metodo rischierai semplicemente di automatizzare il caos.    Il problema non è quanto sai. È quanto di ciò che sai riesci a trasformare in risultati.   È questo il principio della 3ª edizione della Masterclass Key5Skills. Dal 29 settembre 2026 · Online 5 incontri · uno a settimana · 14:30–16:00    Cinque incontri pratici per lavorare sulle competenze che incidono sul modo in cui organizzi il lavoro, comunichi, prendi decisioni, sviluppi il tuo valore e utilizzi l’intelligenza artificiale. [ SCOPRI LA MASTERCLASS KEY5SKILLS E RISERVA IL TUO POSTO ] Prima, però, prova a rispondere a una domanda: Quale delle tue 5 competenze oggi sta rallentando tutte le altre?   Le iscrizioni alla 3ª edizione sono aperte.         Karina Tardino Talent Coach & Consulente Strategica Scavo a fondo per aiutarti a riscoprire la perla che già vive dentro di te karinatardino@ramitalia.it    – 329 5611911

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Masterclass Key5Skills: il 29 settembre riparte la 3ª edizione

5 competenze per lavorare meglio, far crescere il tuo business e liberare più tempo Settembre è il mese dei nuovi obiettivi. Si riempiono le agende, aumentano i task, ripartono i progetti e spesso si finisce per commettere sempre lo stesso errore: confondere il fare di più con il crescere di più. Ma se il vero problema non fosse la quantità di lavoro? Se fossero invece le competenze con cui affrontiamo quel lavoro? È da questa domanda che nasce la Masterclass Key5Skills, che martedì 29 settembre torna online con la sua terza edizione. Cinque dita. Cinque skill. Un unico metodo. La metafora è semplice: una mano funziona davvero quando tutte le dita lavorano insieme. Nel business accade la stessa cosa. Il metodo Key5Skills lavora su cinque competenze che oggi considero fondamentali per professionisti, imprenditori e team: Mindset, per affrontare obiettivi, cambiamenti e difficoltà con una direzione chiara. Gestione del tempo e organizzazione, per smettere di rincorrere le giornate e imparare a investire il proprio tempo sulle vere priorità. Comunicazione strategica, per migliorare relazioni, collaborazione, leadership e comunicazione professionale. Personal branding, per costruire un’identità professionale riconoscibile, credibile e coerente con il proprio valore. Intelligenza artificiale, per utilizzare l’AI in maniera strategica nel lavoro e nel business, non semplicemente per “fare prima”. Non cinque argomenti da ascoltare. Cinque competenze da allenare e trasformare in strumenti di lavoro. Come funziona la 3ª edizione La Masterclass Key5Skills partirà: Martedì 29 settembre 2026 Online 5 incontri – uno a settimana dalle 14:30 alle 16:00 Ogni incontro sarà dedicato a una delle cinque skill, con strumenti, strategie ed esercitazioni pensati per essere applicati concretamente alla propria attività professionale. L’obiettivo? Lavorare meglio, raggiungere più velocemente gli obiettivi, migliorare i risultati del proprio business e liberare più tempo. Perché lavorare tanto non è necessariamente un vantaggio competitivo. Avere le competenze giuste, sì. Quale delle tue 5 skill sta rallentando oggi il tuo business?   [ SCOPRI LA MASTERCLASS KEY5SKILLS E RISERVA IL TUO POSTO ]   Le iscrizioni alla 3ª edizione sono aperte.         Karina Tardino Talent Coach & Consulente Strategica Scavo a fondo per aiutarti a riscoprire la perla che già vive dentro di te karinatardino@ramitalia.it    – 329 5611911

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Incentivi alle imprese 2026: quali opportunità valutare prima di investire

Nel 2026 imprese, professionisti e Partite IVA possono accedere a diversi strumenti per finanziare investimenti, innovazione, digitalizzazione e nuove assunzioni. La presenza di numerose agevolazioni, però, non garantisce automaticamente l’accesso al contributo: ogni misura prevede requisiti, scadenze, spese ammissibili e procedure specifiche. La domanda da porsi non è quindi soltanto «quali incentivi sono aperti?», ma soprattutto «quali incentivi sono compatibili con la mia impresa e con l’investimento che intendo realizzare?». Una verifica preliminare consente di evitare spese non ammissibili, ordini effettuati troppo presto o domande presentate senza i requisiti necessari.   Le principali opportunità del 2026 Nuova Sabatini. È rivolta alle micro, piccole e medie imprese che acquistano o acquisiscono in leasing beni strumentali nuovi. Può riguardare macchinari, attrezzature, impianti, hardware, software e tecnologie digitali. Il sostegno è collegato a un finanziamento o leasing e consiste in un contributo rapportato agli interessi. Prima dell’acquisto è necessario verificare sia l’ammissibilità dell’impresa sia quella dei singoli beni. Fondo di Garanzia per le PMI. Non eroga direttamente un contributo, ma offre una garanzia pubblica che può facilitare l’accesso al credito. È utile per finanziare investimenti o altre esigenze aziendali quando l’impresa non dispone di garanzie proprie sufficienti. Copertura e condizioni dipendono dall’operazione e dalle caratteristiche del richiedente. Incentivi per il Mezzogiorno. Le imprese con strutture produttive in Campania e nelle altre regioni interessate possono valutare il credito d’imposta ZES Unica e programmi dedicati a investimenti produttivi, innovazione, ricerca e sviluppo. La sede non è l’unico requisito: vanno controllati settore, importo del progetto, tipologia dei beni e tempistiche di realizzazione. Agevolazioni per le assunzioni. Nel 2026 sono previsti esoneri contributivi per determinate assunzioni di giovani, donne e lavoratori svantaggiati, con condizioni specifiche anche nella ZES Unica. Età, stato occupazionale, contratto, sede di lavoro e data dell’assunzione possono determinare l’accesso al beneficio. La verifica va effettuata prima di formalizzare l’assunzione. Digitalizzazione, cloud e cybersecurity Tra le misure di maggiore interesse per PMI e lavoratori autonomi rientra il Voucher Cloud e Cybersecurity, destinato all’acquisto di nuovi servizi digitali o al miglioramento delle soluzioni già utilizzate. In sintesi: copertura del 50% su programmi di spesa di almeno 4.000 euro, fino a 20.000 euro di contributo. Tra le soluzioni indicate figurano cloud, cybersecurity, ERP, CRM, gestione del personale, contabilità, intelligenza artificiale, CMS ed e-commerce. Possiamo affiancare la tua impresa anche nella realizzazione del progetto in qualità di fornitore abilitato dal MIMIT. Startup innovative e nuovi progetti Le startup innovative possono valutare Smart&Start Italia, dedicato alla nascita e alla crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico. Sono inoltre presenti strumenti per proprietà industriale, ricerca, formazione specialistica e investimenti in startup. Iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese, età della società e caratteristiche del piano imprenditoriale sono spesso requisiti determinanti. Voucher Doppia Transizione Digitale Un’ulteriore opportunità è rappresentata dai Voucher Doppia Transizione Digitale promossi dalle Camere di Commercio, destinati a sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica. Numerosi bandi territoriali sono già stati pubblicati e altri potranno essere attivati nei prossimi mesi, con requisiti, spese ammissibili e percentuali di contributo differenti. Contattaci per richiedere una verifica gratuita: valuteremo la presenza di opportunità disponibili presso la Camera di Commercio competente e la possibile partecipazione della tua impresa.   Prima di presentare una domanda Una corretta verifica deve considerare: forma giuridica, dimensione, settore e sede operativa dell’impresa; tipologia, importo e data di avvio delle spese; regolarità fiscale, contributiva e amministrativa; aiuti già ricevuti, limiti di cumulo e disponibilità delle risorse; documentazione, preventivi e scadenza della procedura. Uno degli errori più frequenti è sostenere le spese o firmare ordini vincolanti prima di avere controllato le regole del bando. In alcune misure, l’avvio anticipato del progetto può rendere l’investimento non ammissibile.   Richiedi una verifica gratuita Partendo dai dati della tua impresa e dagli investimenti programmati, possiamo effettuare una prima selezione delle agevolazioni potenzialmente compatibili, evidenziando condizioni di accesso e prossime scadenze.   Contattaci per richiedere una verifica gratuita della tua impresa e del progetto che desideri realizzare.   CONTATTAMI ORA             Dante Ruscello Innovation Manager danteruscello@ramitalia.it

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5 STEP PER RIPARTIRE DI SLANCIO

La pausa estiva è terminata e il rientro in ufficio spesso porta con sé quell’energia tipica dei nuovi inizi. Per l’imprenditore orientato alla crescita, tuttavia, settembre non è solo il momento di riaccendere i motori, ma l’occasione strategica per dare una direzione precisa agli ultimi mesi dell’anno. Troppo spesso ci si concentra unicamente sui fatturati da raggiungere, dimenticando che ogni risultato economico è la conseguenza diretta del benessere, della motivazione e dell’allineamento delle persone. La regola d’oro che ho sempre applicato in oltre 30 anni di consulenza alle imprese e come imprenditore nei miei team è semplice quanto potente e più che mai fondamentale nell’economia post covid: “Il capitale umano genera il capitale economico” perché sono le persone che gestiamo, nel bene e nel male a far si che i nostri sogni/obiettivi/sforzi generino il valore necessario a retribuire il nostro intraprendere ed i rischi economici, di serenità personale…e di salute che paghiamo. Dunque per far ripartire la tua azienda con il massimo slancio, eccoti una guida operativa in 5 passi per mettere le persone al centro della ripartenza. Allineamento al vertice: la bussola comune Prima di coinvolgere la squadra, la ripartenza deve partire dall’alto. Il confronto con i soci e il board: Dedicate una sessione a porte chiuse per verificare lo stato di salute dell’azienda, riordinare le priorità e garantire una visione condivisa. Coesione strategica: Se il vertice non viaggia alla stessa velocità e con gli stessi obiettivi, l’intera struttura percepirà l’incertezza. L’allineamento dei soci è il pilastro su cui costruire ogni traguardo successivo. I colloqui individuali: prima il “cliente interno”, poi quello esterno La vera empatia genera appartenenza. Mentre corri incontro al mercato, dedica tempo prezioso alle persone che rendono possibile la tua attività. Ascolto attivo: Inizia dei colloqui individuali con lo staff chiedendo genuinamente come sono andate le ferie, mostrando interesse per la persona prima che per il ruolo. Chiedi consiglio: Coinvolgi i collaboratori chiedendo il loro parere su cosa l’azienda possa fare per aiutarli a operare al meglio nella loro area. Far sentire le persone parte attiva delle soluzioni trasforma i dipendenti in veri e propri custodi del business. La riunione con i responsabili: ridondanza e visione degli obiettivi Riunisci il team dei manager o le figure più influenti e carismatiche dell’organizzazione. Condividere la rotta: Questo è il momento della ridondanza strategica. Gli obiettivi annuali vanno ribaditi, chiariti e radicati nella mente di chi guida i reparti. Responsabilizzazione: Assicurati che ogni responsabile comprenda non solo il “cosa” fare, ma il “perché” farlo, affinché possano trasmettere la stessa chiarezza e carica motivazionale ai rispettivi team. Dai slancio commerciale: sprint finale verso i traguardi dell’anno Il quarto trimestre rappresenta spesso la fetta più critica del fatturato annuale. Incontra il team commerciale con un approccio rinnovato, rifocalizzarli (qualcuno avrà ancora la sabbia nel costume e le infradito) e rimotivarli. Energia e focus: Ricarica la squadra di vendita focalizzandoti sulle opportunità ancora aperte e sulle strategie mirate per chiudere in bellezza l’anno. Collaborazione: Sprona i commerciali a fare squadra, condividendo best practices e sostenendosi a vicenda nei momenti di maggiore pressione. La comunicazione con i clienti: il valore oltre il prodotto e il servizio Le azioni di riconessione verso i clienti devono essere rapide e massive, riflettendo la maturità e la solidità della tua azienda Relazioni Win/Win: Intensifica la comunicazione con i clienti non con una proposta commerciale fredda, ma ricordando il valore dell’operatività condivisa e la mission aziendale, magari ideando e realizzando degli eventi in sinergia con loro e per loro. Il posizionamento: Fai percepire che il vostro rapporto va ben oltre la semplice transazione commerciale o la fornitura del servizio: siete partner strategici orientati a vincere insieme le sfide del mercato. La ripartenza aziendale non è una questione di procedure meccaniche, ma di energia relazionale. Rimetti le persone al centro, ascoltale, allinea la visione e preparati a vivere un finale d’anno straordinario. È da questa idea che nasce RAM Me Day: un’esperienza pensata per rimettere le persone al centro, rafforzare le relazioni e trasformare l’energia del team in nuova spinta per l’azienda. La tua prossima ripartenza potrebbe iniziare proprio da qui: RAM ME DAY  Se hai bisogno di saperne di più su come applicare questi passi ricordati che IO CI SONO! Buona ripartenza   Pasquale Tardino Business & Strategic Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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  • verificare e chiedere la rettificazione.L’Utente può verificare la correttezza dei propri Dati e richiederne l’aggiornamento o la correzione.
  • ottenere la limitazione del trattamento.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la limitazione del trattamento dei propri Dati. In tal caso il Titolare non tratterà i Dati per alcun altro scopo se non la loro conservazione.
  • ottenere la cancellazione o rimozione dei propri Dati Personali.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la cancellazione dei propri Dati da parte del Titolare.
  • ricevere i propri Dati o farli trasferire ad altro titolare.L’Utente ha diritto di ricevere i propri Dati in formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e, ove tecnicamente fattibile, di ottenerne il trasferimento senza ostacoli ad un altro titolare. Questa disposizione è applicabile quando i Dati sono trattati con strumenti automatizzati ed il trattamento è basato sul consenso dell’Utente, su un contratto di cui l’Utente è parte o su misure contrattuali ad esso connesse.
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Dettagli sul diritto di opposizione

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Si fa presente agli Utenti che, ove i loro Dati fossero trattati con finalità di marketing diretto, possono opporsi al trattamento senza fornire alcuna motivazione. Per scoprire se il Titolare tratti dati con finalità di marketing diretto gli Utenti possono fare riferimento alle rispettive sezioni di questo documento.

Come esercitare i diritti

Per esercitare i diritti dell’Utente, gli Utenti possono indirizzare una richiesta agli estremi di contatto del Titolare indicati in questo documento. Le richieste sono depositate a titolo gratuito e evase dal Titolare nel più breve tempo possibile, in ogni caso entro un mese.

 

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Informazioni non contenute in questa policy

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Qualora le modifiche interessino trattamenti la cui base giuridica è il consenso, il Titolare provvederà a raccogliere nuovamente il consenso dell’Utente, se necessario.

Definizioni e riferimenti legali

Dati Personali (o Dati)

Costituisce dato personale qualunque informazione che, direttamente o indirettamente, anche in collegamento con qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale, renda identificata o identificabile una persona fisica.

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Utente

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Interessato

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Questa Applicazione

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Servizio

Il Servizio fornito da questa Applicazione così come definito nei relativi termini (se presenti) su questo sito/applicazione.

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Salvo ove diversamente specificato, ogni riferimento all’Unione Europea contenuto in questo documento si intende esteso a tutti gli attuali stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.

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