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News8 Agosto 2018by Dante RuscelloTi racconto una bella storia…

Nole è un tennista diverso dagli altri, che è arrivato in cima non tanto per la qualità tecnica superiore agli altri (Federer ne è una testimonianza), non tanto per la...
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Chi legge abitualmente le nostre mail, o ha partecipato a qualche evento, è abituato a sentirmi parlare di video, di social media, di WhatsApp…mentre invece oggi voglio parlarti di sport!

Mi ha fatto molto piacere leggere il contenuto Dentro le Storie della scorsa settimana della mia collega Paola Catalano, perché anche il mio fa parte dello stesso mondo: il tennis! Ritengo infatti che le storie sportive, le grandi imprese sportive, contengano sempre un piccolo insegnamento per ognuno di noi, che va ben oltre un record, una vittoria o un traguardo raggiunto.

Lo sport è infatti una delle mie grandi passioni, la prima è la pallavolo: ormai da 15 anni mi piace dedicare una parte (sempre più piccola purtroppo, ma l’importante che ci sia) della mia settimana a qualcosa che mi fa battere il cuore. Ma non tutti sanno che da piccolo ciò che mi appassionava tantissimo era il tennis, soprattutto quelle maratone infinite al quinto set dove alla fine a spuntarla spesso non era sempre il più forte ma chi riusciva a resistere e a crederci di più.

Ho anche praticato tennis, da bambino, erano i tempi di Becker, Edberg, Agassi, Lendl…questi campioni che si affrontano sempre al massimo li seguivo con grande ammirazione. Poi fu la volta di Sampras, classe cristallina, fenomeno assoluto in grado di resistere al vertice della classifica mondiale per ben 286 settimane consecutive, praticamente sei anni! Che fenomeno.

Crescendo, e avvicinandomi alla pallavolo, ma soprattutto iniziando a dedicare il mio tempo anche allo studio e al lavoro, ho tuttavia continuato a coltivare questa “debolezza” per il tennis e la storia che voglio raccontarti riguarda proprio un protagonista dei nostri giorni: Novak Djokovic, Nole per i fan.

Nole è un tennista diverso dagli altri, che è arrivato in cima non tanto per la qualità tecnica superiore agli altri (Federer ne è una testimonianza), non tanto per la forza fisica (vedi Nadal), quanto invece per una grande forza di carattere e di volontà, la stessa che gli ha permesso di risorgere anche quando era sprofondato giù a terra, come un giocatore comune. Meno che comune.

Dopo aver rincorso e conquistato, anche lui a lungo, la vetta mondiale, Djokovic inizia a convivere con un problema al gomito che non smette di condizionarlo in ogni gara, in ogni torneo, inizia a perdere, a perdere sul campo e a perdere fiducia, la vita personale inizia a risentirne e aumentano i problemi: per lui inizia una crisi che sembra non avere fine.

 

 

Il fondo lo tocca all’inizio del 2017: «La mia carriera è sempre stata protesa verso l’alto. In questo momento sto sperimentando com’è il viaggio in direzione opposta», aveva ammesso al termine di un’altra sconfitta. Meglio fermarsi.

Djokovic si prese una lunga pausa alla fine di quell’anno, dalla quale si è ripresentato nel 2018 con un team completamente nuovo, un gomito messo a posto da un intervento chirurgico e l’intenzione dichiarata di tornare il Numero 1 del mondo: «Voglio trovare un modo per tornare al vertice».

Luglio 2018: Wimbledon, il torneo dei tornei per chi gioca a tennis, uno dei 4 dello Slam con un fascino particolare, magari perché uno dei pochi a giocarsi sull’erba, un po’ come un calciatore che sogna di vincere almeno una volta in carriera la Champions League.

Nole arriva in finale, sfruttando anche un tabellone in cui i suoi principali avversari si erano eliminati a vicenda. L’avversario è Anderson, autentica rivelazione del torneo. Non c’è storia: per due set nemmeno si gioca, poi il sudafricano, stremato dalle lotte dei turni precedenti, tira fuori l’orgoglio ma non basta. Nole completa l’opera e firma il suo rientro tra i grandissimi del tennis: 6-2, 6-2, 7-6 (3) il punteggio della finale di Wimbledon in poco meno di due ore e mezza. Per il serbo è il 13°slam in carriera, il 4° a Wimbledon su 5 finali giocate.

 

 

Ti starai chiedendo perché ti ho voluto raccontare questa storia: perché ci sono alcuni aspetti che secondo me dovremmo imparare a tenere a mente, sempre, per poter ambire al raggiungimento dei nostri obiettivi, qualunque essi siano.

I risultati non arrivano mai per caso

Si può essere bravi, dei talenti nel proprio lavoro o nel proprio ambito, ma soltanto il duro lavoro quotidiano, lo spirito di sacrifico, la continuità delle azioni, la passione in quello che fai sono i veri elementi che fanno la differenza tra un fuoriclasse e una persona normale.

Definire un obiettivo è il primo passo per raggiungerlo

Spesso ognuno di noi dice di avere degli obiettivi da raggiungere, un sogno nel cassetto, ma in realtà non si ha ben chiaro il vero risultato che si vuole ottenere: definisci un obiettivo, immaginalo davanti ai tuoi occhi, e vedrai che la strada per raggiungerlo si aprirà più facilmente.

Volere è una cosa, volere veramente un’altra

Quanto volte vogliamo o vorremmo fare qualcosa, che magari ci piace e ci gratifica, ma alla fine desistiamo? E quindi: la vogliamo veramente? Desideriamo realmente fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per ottenerla? Crediamo fortemente nelle nostre possibilità e nel valore delle nostre azioni? Quando invece vogliamo veramente qualcosa, non potrà sfuggirci.

Motivazione, SEI TU

Quale motivazione poteva spingere un campione come Djokovic, che aveva già vinto tutto nella vita, a ritornare lì dove era già arrivato? Sicuramente non il denaro, è già ricco. La fama? Nemmeno, è già famoso e resterà uno dei più grandi tennisti della storia. E allora cosa? La risposta è tutta nella dichiarazione che lui stesso ha dato a Wimbledon in conferenza stampa dopo la vittoria: «L’idea che un giorno potesse esserci mio figlio sugli spalti a vedermi vincere un torneo è stata una grande motivazione».

Il figlio di Nole era sugli spalti al vederlo quel giorno a Wimbledon, guarda caso: quel giorno, al di là della rete, avrebbe potuto esserci qualsiasi avversario sul suo cammino. Il risultato sarebbe stato lo stesso: Nole avrebbe vinto comunque.

E allora…definisci il tuo obiettivo, credi fortemente di poterlo raggiungere, fai tutte le azioni necessarie per avvicinarti e vedrai che il tuo sogno, pian piano, si materializzerà davanti a te.

 

 

Giovanni Accettola

Web & Social Media Specialist

giovanniaccettola@ramitalia.it

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