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News19 Gennaio 2021by Dante RuscelloSostenere le piccole attività locali? Sì, ma come…

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Un tema economico ricorrente e messo ancor più in luce da questa pandemia è quello del sostegno alle piccole attività locali. E sempre più spesso vedo e leggo campagne contro Amazon e contro i colossi della grande distribuzione per sensibilizzare invece acquisti presso il piccolo market o presso il piccolo artigiano locale.

Invece di arricchire i milionari spendi dal piccolo esercente e consentigli di pagare le spese per i propri figli…”, anche questo un incipit piuttosto ricorrente, e allora non ho potuto fare a meno di pormi alcune domande, di natura peraltro non solo professionale ma se vogliamo anche etica e sociale.

Eh sì, perché io che sono Innovation Manager, che lavoro nel mondo del marketing digitale e della consulenza aziendale, mi sono quasi sentito attaccato, in difetto nei confronti del genere umano, per il fatto di sostenere con il mio supporto aziende che possano andare magari a discapito della piccola attività locale.

Ma qual è allora il miglior modo di aiutare le persone? Se qualcuno ha fame è meglio dargli del pesce o insegnargli a pescare? In una fase storica in cui i sussidi e i bonus a prescindere (vedi Reddito di Cittadinanza) prevalgono ahimè su altro genere di sostegno, io vado forse controcorrente sostenendo che il piccolo esercente non va sostenuto con l’”elemosina” ma con l’aiuto al cambiamento e all’evoluzione.

Sia chiaro, in un momento di emergenza, come quello attuale, va benissimo proporre campagne di sensibilizzazione per le attività locali, e io per primo contribuisco per quanto posso in questo senso, ma cosa molto ben diversa è quella di voler “istituzionalizzare” un approccio negativo e quasi diffamatorio verso le vendite online e i grandi marchi a vantaggio invece dei piccoli che diventano invece gli oppressi e le vittime del sistema.

Se ho due figli, di cui uno va molto bene a scuola e l’altro decisamente meno, che faccio? Sminuisco il più bravo per consentire al meno bravo di poter competere, o piuttosto prendo per mano il meno bravo e gli do tutto il sostegno per farlo crescere puntando ad avvicinarsi a migliori risultati? L’asticella preferisco provare a spostarla verso l’alto, non verso il basso!

Se io fossi un piccolo esercente non so fino a che punto sarei felice di vedere le persone entrare nel mio negozio solo per spirito di solidarietà o di umana compassione. Ok per l’emergenza ma poi vorrei che i clienti scegliessero me per ben altro, per la qualità del mio servizio o prodotto o, meglio ancora, perché nel mio negozio trovano “me”, cosa che non troverebbero in nessun altro posto del mondo. Vorrei che scegliessero me perché magari la mia esperienza nel settore, la mia conoscenza del prodotto/servizio, la mia sensibilità per le reali esigenze del cliente, potrebbero davvero fare la differenza, in barba all’Amazon di turno.

Il mio pensiero è allora di cambiare l’approccio, il mindset per dirla in modo più figo, e mettere in campo campagne di sensibilizzazione a favore delle piccole attività non con l’elemosina ma con la formazione e l’educazione all’innovazione. Adeguarsi ai cambiamenti è da sempre indispensabile per ogni forma di vita come di business e in una fase storica come questa in cui tutto scorre alla velocità della luce, riaggiornarsi, formarsi e aprirsi a nuovi modi, a nuovi canali e a nuove opportunità sarebbe il modo migliore per resistere alle complesse dinamiche del mercato dell’iperconcorrenza.

Sì all’accompagnare al cambiamento e all’innovazione, no al sostegno fine a se stesso, questo il mio modesto punto di vista, forse di parte, forse interessato, ma sicuramente figlio di 20 anni di risultati tangibili e di attività consulenziale nel mondo delle piccole e medie imprese.

 

Dante Ruscello
Digital Marketing Executive
danteruscello@ramitalia.it

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