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News5 Gennaio 2024by Umberto PepeUn’immagine vale di più di 1000 parole

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Hai mai notato che quando parli o leggi nella tua mente si materializzano delle immagini?

Se scrivo “tavolo”, nella tua mente compare l’immagine di un tavolo. Visualizzala. Questa riflette la tua esperienza personale, soprattutto recente o un’esperienza passata di particolare rilevanza emotiva per te. Ognuno di noi vede un tavolo diverso, che sia per colore, forma o dimensioni.

Prima di proseguire lascia che mi presenti. Sono Umberto Pepe, Digital Marketing Manager e consulente RAM per il Marketing Digitale. Nello specifico aiuto PMI e liberi professionisti ad utilizzare in modo consapevole gli strumenti online per ottenere il meglio dal Marketing Digitale.

L’immagine è il fondamento della comunicazione, basti considerare che il 93% della comunicazione umana è costituita da elementi visivi. Infatti, è abbastanza semplice capire il perché di una percentuale così alta.

Biologicamente parlando, il cervello umano elabora le informazioni visive molto più velocemente rispetto alle informazioni testuali (ad una velocità 60.000 volte maggiore!). Ecco perché è importante che le aziende per migliorare le loro strategie di marketing, conoscano le basi del NeuroMarketing per renderle più efficaci nel catturare l’attenzione dei consumatori e nel persuaderli all’acquisto.

Ed in questo le immagini hanno una grande rilevanza, perché come dice “il vecchio saggio” un’immagine vale più di 1000 parole in una comunicazione efficace.

Fondamento e Medium della comunicazione

Oltre ad essere il fondamento della comunicazione, l’immagine costituisce anche il medium attraverso cui passano contemporaneamente diversi elementi: il reale, vale a dire l’oggetto del messaggio in sé, e la sua interpretazione, cioè l’interpretazione che ne viene fatta da chi invia il messaggio e da chi lo riceve.

Quando le due interpretazioni non combaciano la comunicazione è inefficace: questo è il classico meccanismo che crea le incomprensioni. Per risolvere le incomprensioni c’è bisogno che uno o entrambi i soggetti diventino consapevoli della possibilità che ci sia una diversa interpretazione dell’altro.

L’interpretazione del contenuto fornisce informazioni preziosissime sui soggetti coinvolti nella comunicazione, così come anche la reazione a tale interpretazione e la modalità di trasmissione.

In ogni caso tali informazioni acquisiscono un senso compiuto solo in un adeguato contesto di riferimento.

Incertezza del reale e Attenzione

In questo scenario si presentano due problemi: l’incertezza del reale e la carenza di attenzione.

L’incertezza del reale è dovuta a vari fattori, uno tra i quali di natura culturale e all’etimologia della parola “immagine” che richiama sempre qualcosa di “immaginario”, appunto, e quindi di “finto”, oltre al fatto che è accomunata alla parola “imitazione” dalla radice.

Per di più, soprattutto con l’avvento dei media digitali, dalla tv e dalla fotografia in poi, c’è sempre quell’alone di “artificioso” e di sospetto dietro un’immagine. Non sappiamo mai se e quanto una fotografia sia stata manomessa.

Ecco perché stanno avendo così tanto successo i contenuti amatoriali generati dagli utenti (User generated content), utilizzati dalle aziende nelle proprie campagne di marketing per sfruttare la vena realistica e veritiera della comunicazione. In più sono un ottimo metodo per far leva sulla riprova sociale e sul fatto che, se altre persone hanno avuto una buona esperienza con un brand, quel brand è degno di fiducia.

L’attenzione, alla stregua di una risorsa in esaurimento, sembra essere il nuovo bene primario per eccellenza (e forse lo è davvero). Tutti la ricercano, tutti la desiderano e nessuno sembra averne abbastanza. Contando solo i meme che vengono pubblicati ogni giorno su Instagram abbiamo oltre 1 milione di contenuti nei nostri feed. Ad esempio, Whatsapp ci tiene incollati allo schermo per ore, per non parlare dei mini video verticali tipici dei nuovi trend alla moda, che sembrano non avere senso (persone che costruiscono case di legno nella giungla).

Risonanza: fissare le immagini nella mente

Insomma, in questo oceano infinito di immagini è davvero molto difficile ritagliarsi uno spazio degno di nota e farsi notare.

Quindi, come fare?

La risposta l’ho già svelata prima, anche se in modo velato, quando ti ho parlato del “tavolo”. Sì, perché l’immagine del tavolo che si materializza nella tua mente deriva da un’esperienza con rilevanza emotiva e, quindi, dalla tua memoria.

Ciò che fissa i ricordi nella nostra mente sono le emozioni! Grazie alle emozioni possiamo imprimere la nostra immagine nella memoria delle persone. È un sillogismo semplicissimo nel suo funzionamento ma, come tutte le cose semplici, di difficile attuazione.

Creare un contenuto emozionale che riesca ad imprimere qualcosa nella mente delle persone presuppone una forte conoscenza del pubblico con cui comunichi oppure che tu sia talmente parte di esso che i tuoi contenuti spontanei riescono ad arrivare direttamente al cuore delle persone.

Questo è ciò che lega le community e i gruppi, online e offline. È così che riesci a coinvolgere le persone, soprattutto quelle più simili a te.

Quando comunichi toccando le “giuste corde” si crea un effetto definito in fisica “risonanza”.

<<Siamo sulla stessa lunghezza d’onda>>… e non c’è niente di più facile che comunicare con persone che sono sulla tua stessa frequenza.

Neuroni specchio

Ma tutto questo a cosa ci serve? Come possiamo applicare praticamente il NeuroMarketing nella nostra comunicazione?

Una delle modalità più utilizzate è l’attivazione dei neuroni specchio.

Quando osserviamo qualcuno compiere un’azione, nel nostro cervello si attivano automaticamente gli stessi neuroni che si attiverebbero se fossimo noi stessi a compiere quell’azione.

Osservare una persona che sta mangiando un panino con un hamburger provoca l’acquolina in bocca più facilmente di una semplice foto dello stesso panino messo in bella mostra su un vassoio, senza alcuna interazione umana.

Conclusione

Per concludere, le immagini emozionali sono migliori? Dipende.

In una comunicazione ben strutturata dovresti creare entrambi i tipi di immagini. Una emozionale per coinvolgere le persone e una descrittiva da utilizzare nella comunicazione istituzionale, come menù o cataloghi.

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Umberto Pepe
Consulente Web & Comunicazione
umbertopepe@ramitalia.it
324 8818316

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