BlogNews31 Luglio 2020by Martina PengueUna storia di Leadership che dovresti conoscere

https://ram-consulting.org/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-31-alle-11.41.07-1024x573.png

Che cosa consente a un Leader e al suo Team di superare condizioni di avversità estreme?
Cosa consente a un gruppo di persone di lavorare insieme per superare ostacoli difficili?
Cosa può fare esattamente un Leader per creare una squadra coesa in grado di affrontare difficoltà inattese?

Qualche tempo fa mi sono appassionata alla storia, forse ancora non abbastanza conosciuta, di un esploratore britannico di origine irlandese, Ernest Henry Shackleton, che a mio avviso rappresenta un modello di Leadership tra i più esemplari della storia.

Dalla straordinaria missione che lo ha visto protagonista puoi trovare sicuramente anche tu ispirazione per migliorare la tua leadership e rendere più efficaci le tue abilità di gestione del Team.

Parliamo degli inizi del ‘900, quando Sir Ernest Shackleton salpò con l’Endurance per raggiungere il Polo Sud, con a bordo 27 uomini. La sua missione fallì!

Perché, dunque, ricordare un uomo la cui spedizione non è andata a buon fine?

Perché quello che è successo durante quella missione, invece, ha dell’incredibile.

Shackleton non raggiunse il suo obiettivo perché la sua nave rimase incagliata (per più di dieci mesi) tra i ghiacci del Mare di Weddell e successivamente si inabissò. Per salvare i suoi uomini, Shackleton fece trasferire l’equipaggio sulla banchisa in un accampamento d’emergenza chiamato “Ocean Camp”, dove rimasero per circa un mese, quando si trasferirono su un lastrone di banchisa in quello che chiamarono Patience Camp. Furono salvate soltanto tre scialuppe con una delle quali Shackleton e cinque dei suoi uomini, dopo molti mesi trascorsi in condizioni estreme, partirono nel tentativo di raggiungere una stazione di caccia alle balene nel sud Georgia.

Incredibilmente ce la fecero, Shackleton quindi tornò indietro per salvare il resto dell’equipaggio, tutti sorprendentemente sopravvissuti.

Dopo che la nave fu schiacciata, l’equipaggio affrontò la fame, le temperature estreme e il completo isolamento. Tuttavia, nonostante le minime possibilità di sopravvivenza, i membri della spedizione rimasero uniti e di buon umore trascorrendo ben 634 giorni in condizioni praticamente impossibili.

Scatti del fotografo Frank Hurley che faceva parte del team

 

Cosa ha permesso a Shackleton e ai suoi compagni di superare situazioni così estreme e, dunque, sopravvivere?

Le sue capacità di leadership hanno di certo giocato un ruolo determinante!

Cosa ha reso Shackleton una guida vincente per i suoi uomini?

Tanto per cominciare, fu sincero e onesto su come sarebbe stata la spedizione prima ancora che iniziasse. L’annuncio che diffuse quando reclutò il suo equipaggio recitava: “Cerchiamo uomini per viaggio pericoloso. Salario basso, freddo pungente, lunghi mesi di buio totale, costante pericolo. Ritorno incerto. Onori e riconoscimenti in caso di successo.”

Quindi, sviluppa uno scopo chiaro e condiviso:

tutti coloro che hanno aderito alla spedizione antartica hanno accettato consapevolmente l’obiettivo della missione. Sono stati selezionati proprio per il loro interesse e l’entusiasmo verso la sfida da intraprendere.

Tra i maggiori ostacoli che si incontrano per formare un team di lavoro che abbia successo è definire l’obiettivo comune su cui lavorare. È fondamentale che le persone del tuo team sappiano non solo su cosa lavorare ma che conoscano anche in maniera chiara il perché.

Shackleton ha poi applicato una delle tecniche di leadership più efficaci: dare il buon esempio. Ha ottenuto l’impegno di tutti i suoi uomini, a cominciare dai lavori più duri da svolgere sulla nave e coinvolgendo indistintamente tutto l’equipaggio, indipendentemente dal grado o dall’anzianità; e lui stesso si è messo in gioco operando in prima linea su tutti i fronti. L’uguaglianza è stata una priorità nel suo approccio, che ha contribuito a ottenere il sostegno e la lealtà di tutti.

Uguaglianza e conoscenze delle capacità personali… e nessun favoritismo

Si è concentrato sulle caratteristiche distintive delle persone, riconoscendo i punti di forza di ognuno. Ad esempio, si racconta che ebbe un forte contrasto con un membro anziano del suo equipaggio; tuttavia, quando dovette scegliere i compagni per effettuare una delicata missione di salvataggio, Shackleton selezionò, tra gli altri, proprio lui – poiché le sue abilità erano le più adatte alle esigenze di quella missione.

Il benessere della squadra era la sua massima priorità, ancora più importante della spedizione. Sapeva che senza i suoi uomini non sarebbe mai riuscito a raggiungere l’obiettivo.

Ruoli precisi e coinvolgimento di tutti

Shackleton affidò a tutti dei precisi compiti da svolgere. Ogni membro del suo team era consapevole del suo ruolo e di quanto il suo impegno fosse determinante al raggiungimento dell’obiettivo comune. Inoltre, dava supporto e istruzioni su come eseguire al meglio un compito, aiutandoli a trovare le soluzioni ai loro errori.

Sembra semplice ma spesso è poco chiaro quali compiti i singoli componenti del team devono svolgere e quali ruoli debbano avere quindi, la questione dei ruoli poco chiari diventa spinosa, in particolare quando una situazione lavorativa cambia e la squadra è costretta ad adattarsi ad una nuova situazione.

Positività e fiducia nelle persone

Per tenere alto lo spirito dell’equipaggio, mentre si trovavano in circostanze molto complicate, Shackleton incoraggiava i canti notturni e momenti di svago, come il calcio e le gare di slitte trainate da cani. Questo ha rafforzato il legame tra le persone, imparando a prendersi cura gli uni degli altri. Quando dovettero affrontare l’ennesimo sventurato episodio, ossia di trasferirsi dal ghiaccio dove avevano vissuto per mesi, Shackleton fu il primo ad alzarsi quella mattina, per riscaldare e consegnare ciotole di latte a tutti i suoi uomini. Questa dimostrazione di interesse, i suoi gesti altruistici e la sua integrità influenzavano positivamente anche i comportamenti dei suoi uomini, che mostravano maggiore attenzione e spirito di aiuto verso gli altri.

Un gruppo incredibilmente affiatato, il che senza dubbio ha contribuito alla loro sopravvivenza.

…Senza mai mollare!!!

L’ottimismo di Shackleton ha fatto andare avanti l’intero gruppo anche in situazioni estreme. Più le cose peggioravano, più si rafforzava il loro legame e lo spirito di collaborazione.

Non c’è dubbio, inoltre, che determinante per il successo della spedizione e il successivo salvataggio sia stata anche la capacità di Shackleton di adattarsi alle mutevoli circostanze. L’equipaggio ha dovuto affrontare molte avversità durante quest’avventura, ma lo spirito ottimista di Shackleton, trasmesso anche ai suoi uomini, ha alimentato la loro resilienza e fiducia.

 

 

Le risorse necessarie che un leader deve trovare in sé stesso per riuscire a prendere decisioni importanti per l’organizzazione e per gli altri in situazioni difficili cambiano rispetto alle situazioni di normalità.
E la storia di Shackleton, in un momento straordinario di crisi come quello che stiamo vivendo per l’emergenza coronavirus, è un chiaro esempio di come un leader può portare un gruppo di uomini al successo, anche nelle condizioni più ostili. Ci vuole coordinamento e comprensione, resilienza ed empatia.

Le crisi improvvise sono quelle che mettono alla prova i vertici aziendali, distinguendo, impietosamente, i leader dai semplici capi. È il momento in cui i leader dimostrano tutto il loro valore e i capi rivelano la loro inadeguatezza.

Contattami per un confronto sull’argomento, sarò felice di analizzare insieme a te la tua scena aziendale e fornirti spunti e suggerimenti da applicare sin da subito per migliorare le performance della tua azienda.

Martina Pengue
HR & Marketing Specialist
martinapengue@ramitalia.it
333 2246285

Condividi
Torna Su
Open chat