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News27 Gennaio 2022by Marisa MassaroTwo is megli che uan

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Prendo in prestito lo slogan di una pubblicità dell’intramontabile Maxi Bon. Correva l’anno 1994 ed il giovane Stefano Accorsi accompagnò le nostre vacanze con lo slogan “Two is megli che uan”, sottolineando con un inglese casereccio che due è sempre meglio di uno.

Me ne sono ricordata nel mentre mi interrogavo su come procedere nella organizzazione di una serie di eventi per una nostra azienda Cliente. Eventi in Digitale o in presenza?

Dopo un po’ di valutazione la risposta mi è giunta chiara, gli eventi saranno DIGITAL/ FISICI, d’altronde perché limitarsi ad una scelta se ne sono possibili Due?

Il covid stenta a lasciarci, continuiamo a misurarci con procedure fluide, incerte e complesse da organizzare, occorre lavorare sempre sul piano B e su modelli organizzativi adattabili. Ed è la tecnologia digitale la soluzione, ci apre sempre ad una seconda opzione, un potenziale in aggiunta che consente di coniugare la presenza con la distanza, la relazione con la smaterializzazione.

Ma per quanto l’uso delle tecnologie digitali sia ormai consuetudine, le aziende in Italia ricorrono ne fanno un uso pigro.  

Secondo un recente studio condotto dalla Banca Europea per gli investimenti, il nostro bel Paese è leggermente in ritardo rispetto agli altri stati europei. Se le medie e grandi imprese sono virtuose con un tasso di digitalizzazione pari all’80%, le PMI si mantengono al di sotto del 50%.

Tuttavia, gli elementi di maggior convenienza sono proprio per le PMI. Si osserva infatti che le aziende digitalizzate viaggiano ad una velocità differente rispetto alle altre, hanno potenziato il loro mercato ed aperto la commercializzazione dei propri prodotti all’estero con conseguente aumento della produttività e del livello occupazionale. Sempre l’indagine rileva che le aziende digitalizzate o che sono a buon punto, sono più competitive, investono sulla ricerca e sulla formazione e pagano stipendi più alti ai propri dipendenti. Diminuiscono i tempi operativi, aumenta il tempo da dedicare allo sviluppo, il capitale umano riconquista la centralità, si investe sul loro benessere e sulla formazione al fine di avere competenze interne di ottimo profilo. Per esse la digitalizzazione rappresenta il modo per allontanarsi dalla stagnazione economica che da quasi venti anni affanna la produttività italiana e come il pretesto per rinnovare le attività economiche a volte troppo legate alla tradizione ed al territorio di prossimità pur vantando prodotti di eccellenza.

Ma allora cosa frena la transazione digitale?

Anzitutto un forte attaccamento alla tradizione, 1 azienda su 3 è restia al cambiamento, preferendo il consueto modo di operare all’innovazione, inoltre penalizza la eccessiva burocrazia che non facilita l’accesso agli investimenti possibili.

Ma il processo è irreversibile e sono tante le iniziative intraprese in altri stati europei e che fungono da stimolo, un virtuoso esempio è il Digitalometro messo in piedi dalla Banca Pubblica Di Investimento Francese che, aiuta e guida le piccole e medie imprese nel definire le attività che devono esser avviate alla digitalizzazione con priorità.

Buona digitalizzazione a tutti.

Per approfondimenti sulla transazione digitale: clicca qui!

master imprenditori

 

Marisa Massaro
Architetto e Brand Manager
marisamassaro@ramitalia.it
338 4740981

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