Spunti di Vista

Le rubriche e gli approfondimenti di Ram sul marketing e la gestione d'impresa
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Il 2020 in una parola

  “IL 2020 IN UNA PAROLA” Lo ha cinguettato il profilo ufficiale di Twitter il 3 dicembre e la domanda, diventata subito virale, si è trasformata subito in una gara tra i social media manager dei più grandi brand. Tra i più memorabili c’è sicuramente Microsoft Edge che twitta “404”, il classico errore di pagina non trovata, Windows va sul “DELETE” mentre Adobe suggerisce la sequenza “Ctrl+Z”, il tasto per annullare un’azione (…magari!).     Ma lo spettacolo è solo all’inizio ed ecco arrivare Zoom che suggerisce “Unstable”, instabile, come la connessione delle videochiamate quando la linea internet crolla improvvisamente nel bel mezzo di una lezione o di una riunione…     O ancora Netflix, che in tono un po’ teatrale commenta “Whyyyyyyyyyy?”, YouTube che propone “Unsubscribe” per annullare l’iscrizione e Skoda, il marchio di automobili, digita “Parking”, parcheggiati. Eh già… Immancabile, infine, Lego che strappa una risata postando un mattoncino sulla moquette accompagnato da un “Ouch” in memoria dei piedi che inciampano dolorosamente nelle costruzioni dei figli…   COM’È PER NOI? Insomma, almeno su Twitter i grandi Brand l’hanno presa con un po’ di ironia… Ma al di là della battaglia a chi è più virale sui social, questo tweet, nato un po’ per gioco, se ci pensiamo fa riflettere veramente. Perché una cosa è certa, il 2020 è stato per tutti un anno di intense emozioni… E allora anche io mi sono chiesta…che anno è stato il 2020? Per rispondere al cinguettio di Twitter ho scelto non una, ma 3 parole che nel loro insieme rappresentano un percorso, quello che ci ha messo in connessione col nostro IO più profondo, portando a galla riflessioni, fragilità, contraddizioni, rabbia…ma anche tanta forza…   “IL 2020 IN 3 PAROLE” NUDITÀ: quella dell’isolamento interiore. Tra la calma apparente delle quattro mura in cui ci siamo forzatamente rifugiati. Soli, messi a nudo e faccia a faccia unicamente con noi stessi, come davanti a uno specchio in cui siamo costretti a osservarci e interrogarci. È il momento dell’isolamento, quello emotivo prima ancora che fisico, quello del confronto spietato con il nostro IO, con le nostre paure più profonde e tutte le sue contraddizioni. Abbiamo tolto la maschera che ci proteggeva, quella della comunicazione esteriore…frivola, frettolosa, superficiale, e si è aperto il mondo sconfinato dell’isolamento… Non eravamo abituati; corriamo ogni giorno a un ritmo esagerato, talvolta eccessivo, senza alcun momento di solitudine, senza pause. Ecco, la pausa è arrivata forzatamente e ci ha costretto a fermarci, a riflettere…a sentire tutta la sofferenza e la PAURA del momento.   BATTAGLIA: e forse è proprio nelle pause che si nasconde il seme della salvezza, il momento in cui entriamo in connessione profonda con noi stessi e con la realtà che ci circonda. È qui che possiamo “sentire” e vivere pienamente, nella mente e nel corpo, tutte le nostre fragilità per poi trovare la forza di reagire e superare i nostri limiti. È qui che nasce il momento della battaglia, quando viene fuori quell’irrefrenabile voglia di farcela, quello straordinario spirito di sopravvivenza che attiva l’essere umano a trovare una soluzione, a reinventarsi, a superare l’ostacolo, a combattere perché…voglio vincere.   FUTURO: sinceramente non so ognuno di noi a che punto del suo percorso si trovi, non so se tutti sono già soddisfatti della battaglia che stanno conducendo, non so se qualcuno è ancora in una fase di stallo e sta provando ad aggrapparsi a tutte le sue forze per risalire… Di una cosa però sono certa. SEI VIVO. E hai tutto il futuro davanti ai tuoi occhi.   EVERY TIME MAY THE FORCE BE WITH YOU   Una riflessione che mi accompagna da tutta la vita e ancor di più in questo momento.   Non abbiamo bisogno di una pandemia che ci privi del “normale” per apprezzare la bellezza delle piccole cose… Non abbiamo bisogno di perdere, o rischiare di perdere chi amiamo, per dedicare tempo a chi ci sta intorno… Non abbiamo bisogno di una crisi economica per fare qualcosa di straordinario per noi, la nostra attività o il nostro gruppo di lavoro… Non abbiamo bisogno di una malattia per apprezzare la bellezza e la potenza infinita della VITA.   Le nostre opportunità sono già nelle piccole cose, nei momenti che viviamo ogni giorno, nell’amore che nutriamo verso le persone e nelle grandi potenzialità che tutti noi già abbiamo dentro di noi e che aspettano solo che le tiriamo fuori. Perché ogni giorno è un buon giorno per apprezzare il dono della vita e per mettere un altro tassello per il tuo futuro e la tua serenità personale. Ma tutto questo dipende solo ed esclusivamente da te.   E quindi…com’è il tuo “2020 in una parola”?   Silvia Lansione Business Management Consultant silvialansione@ramitalia.it – 329 3859803

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Una storia (Instagram) di successo

Alzi la mano chi ha mai fatto o almeno mai visto una Storia su Instagram… Nessuno: si tratta infatti di una risorsa che sta ormai spopolando da mesi al punto che le stories possono oggi essere cpnsiderate assolutamente indispensabili da tutti coloro che hanno in programma di progettare e realizzare una strategia di social media marketing di successo. A patto, ovviamente, che si utilizzino in maniera ottimale. Tutti sanno che le storie su instagram possono essere formate da un video breve (non più di quindici secondi di durata), da foto o da testi che un utente ha la possibilità di inserire all’interno del proprio profilo. Non sono contenuti permanenti: la loro visibilità, infatti, è limitata a una durata massima di 24 ore, ma possono comunque essere convertite in contenuti fissi se collocate tra i contenuti in evidenza presenti sul profilo, in modo che i follower possano comunque continuare a vederle. Alcuni consigli  È molto importante prestare la dovuta attenzione all’immagine delle Storie di Instagram, specialmente nel caso di un account aziendale. Esse, infatti, contribuiscono a rendere riconoscibile un marchio: per questo ti consiglio di utilizzare dei template simili, proprio per favorire una corretta identificazione da parte degli utenti, e soprattutto è bene programmare i contenuti con precisione, qualunque sia la tua strategia di marketing per le stories, in modo da essere certi che l’interesse degli utenti possa essere mantenuto sempre vivo. La call to action, una presenza fissa No call to action, no stories. Per me le call to action sono una risorsa di cui non si dovrebbe fare a meno quando si producono delle Storie di Instagram, sia a livello personale perchè l’interazione è ciò che preferiscono gli utenti e sia perchè questo aiuta a migliorare la visbilità della storia. Più gli utenti interagiscono con quel contenuto, più quello stesso contenuto viene mostrato ai tuoi followers. Questo significa che, in ottica aziendale, le storie devono essere in grado di raccontare un brand in modo equilibrato, con inviti all’azione destinati agli utenti il cui fine primario deve essere la partecipazione e solo l’ultimo deve essere la conversione. Ricorda che il tono migliore di una comunicazione, per un brand, è sempre quello attrativo, cliente-centrico e non prodotto-centrico, ed è per questo motivo che occorre evitare uno stile eccessivamente improntato sul desiderio e sulla necessità di vendere. Per le classiche call to action del tipo Shop Now, Link In Bio e Swipe Up consiglio il ricorso alle gif, meglio ancora se sono personalizzate, o comunque a immagini accattivanti. Monitora i risultati Dico una cosa scontata ma fondamentale: non ha senso studiare e pianificare una strategia social che contempli le Storie di Instagram se poi non ci si preoccupa di monitorare e di analizzare i risultati che ne derivano. Ecco perché è fondamentale tenere sempre sotto controllo gli Insight. Questo fa si chè il tuo account debba necessariamente essere business e non personale. Un consiglio: evita di focalizzarti solo sul numero di visualizzazioni delle Storie, è solo una delle tante metriche a cui si può fare riferimento per cercare di comprendere quale direzione seguire sulla base dei gusti e delle preferenze dei follower.  Sfrutta i contenuti in evidenza Una strategia efficace è quella che sa sfruttare in modo ottimale la sezione dei contenuti in evidenza. Qui sono presenti Storie che non svaniscono, perché rimangono fissate in alto, e che possono essere distinte per categorie, affinché i follower abbiano l’opportunità di consultarle in qualunque momento. Uno schema di questo tipo è ideale per far conoscere un brand a 360 gradi, ma può essere utilizzata – per esempio – anche per rimandare al sito o a uno shop online con un clic. Costrusci il tuo brand un passo alla volta  L’uso di hashtag specifici, la frequenza con la quale i contenuti vengono pubblicati, l’aspetto del profilo aziendale, la stesura di un calendario editoriale… la costruzione del proprio brand su Instagram non può prescindere dalla programmazione di una strategia di contenuti mirati. Ovviamente, per la definizione della strategia migliore occorre partire dalla valutazione degli obiettivi che ci si propone di raggiungere: a seconda dei casi si può trattare del miglioramento della reputazione aziendale, di un incremento del traffico diretto al sito, di un aumento delle vendite, di un potenziamento della brand awareness, e così via.  Racconta la tua storia Se vuoi davvero rendere efficace ogni tua storia di instagram… racconta la tua storia. L’ambiente delle stories è quello più umano dei social, quello dove gli utenti vogliono entrare in contatto con la quotidianità delle persone e delle aziende. Serve per accorciare le distanze e farci sentire più vicini, per cui, al di là della stategia, cerca di trasmettere autenticità, sicurezza. Mettici la faccia.   Giovanni Accettola Digital Marketer giovanniaccettola@ramitalia.it 349 6734396

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Come Kaizen (改善)  Comunichi?

Quante volte durante i seminari ed eventi formativi cui ho partecipato nel corso della mia vita, ho ricevuto nozioni su come i Giapponesi sanno comunicare meglio noi, sanno organizzarsi meglio di noi, sono educati più di noi, ricevono un’educazione civica migliore della nostra, ecc. ecc. A parte il particolare dell’educazione civica che non si può negare esser migliore del nostro, va analizzato più attentamente. Per chi si occupa di qualità in azienda, ne avrà piene le tasche del concetto di Kaizen (改善) che non è altro che una parola composta di due termini: KAI (cambiamento, miglioramento) e ZEN (buono, migliore), e significa cambiare in meglio, miglioramento continuo, coniato da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria nipponica negli anni ‘80. Da loro funziona a meraviglia, da noi un pò meno. In molti hanno provato ad esportare il metodo giapponese della cultura aziendale e in pochi sono riusciti a farlo funzionare, come mai? Il metodo dovrebbe portare quotidianamente il miglioramento continuo nelle aziende, di grandi e piccole dimensioni. “Perché non conta quanti siano i dipendenti, conta quanto sono coinvolti”. Bellissimi principi, ma se come me, hai modo di vivere quotidianamente con dipendenti di varie piccole e medie imprese puoi constatare che in Italia non è applicabile al 100%. Perché ??? Perché siamo italiani … e a volte pensiamo come se fossimo ancora Roma Caput Mundi e quindi in maniera presuntuosa, oppure all’opposto in maniera provinciale, pensando che da noi è un’altra cosa e che soluzioni che vanno bene per gli altri, per noi sono inapplicabili e dunque giù a cadere nel nostro atavico vittimismo. Allora cosa abbiamo da imparare dalle aziende giapponesi? Certamente, ad iniziare dal concetto di armonia e stabilità in azienda, uno dei postulati di base della loro cultura è: In armonia si raggiungono gli obiettivi! Lo scopo principale della tipica azienda giapponese è sopravvivere nel lungo termine, assicurando grandi prodotti e servizi ai clienti e con ciò garantire prosperità per l’impresa e lavoro duraturo per tutti i dipendenti. Sembra un principio che possa valere per tutte le aziende, ma se prendiamo ad esempio la tipica azienda anglosassone, noteremo che è orientata soprattutto al profitto annuale. I giapponesi ci insegnano che seguire un piano di lungo termine unisce tutti i dipendenti nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. E come può riuscirci? Per far questo si servono di una comunicazione eccezionale.  Gli obiettivi aziendali possono essere molto diversi da un’area all’altra, creando una sorta di scontro, invece che di collaborazione. Il segreto dell’armonia, nelle aziende giapponesi, si basa sia sull’allineamento degli obiettivi che sul coinvolgimento delle persone. Perché tutto questo accada, la comunicazione è fondamentale. E loro sono dei veri maestri di comunicazione efficace. Partendo dal concetto che ”chi comunica è responsabile al 100% del risultato della comunicazione” sostanzialmente, se il destinatario non lo capisce bene, il mittente non l’ha spiegato bene, le aziende giapponesi investono molto nella comunicazione. La strategia e gli obiettivi vengono comunicati ripetutamente e ovunque e in modo tale che possano essere capiti e perseguiti da tutti. Una delle sfide per chi vuole imparare la lingua giapponese è sicuramente il keigo 敬語, il linguaggio che si usa nelle occasioni formali e per mostrare rispetto all’interlocutore. Specialmente per chi vuole lavorare in Giappone o a contatto con business partner giapponesi, avere una buona conoscenza del keigo è fondamentale. Il concetto di perseguire una comunicazione ottimale vale per tutto, dall’azienda alla vita privata. E lo è ancora di più nei momenti difficili o di crisi economica e sociale… anche con le mascherine. Come dice Paulo Coelho: “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano. Anche quando un amico fa qualcosa che non ti piace, egli continua a essere un tuo amico”. In tanti anni di professione e di studio sulle relazioni umane ho imparato molto da come un giapponese riesce a cambiare la valenza della comunicazione, e da lì cambiare il sentimento con cui approcciarsi a qualsiasi attività, e nei momenti difficili (e loro ne sanno qualche cosa) questo è ancora più importante, per non perdere fiducia. E’ per questo che in questo periodo t’invito a concentrarti su come KAIZEN (改善) COMUNICHI e di migliorare il modo di comunicare in pubblico, privato e sul web tuo e del tuo team.  E’ il migliore investimento per un 2021 di rinascita. 😉 Ciao e Kai Zen Pasquale Tardino Formatore e Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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Lo shopping “per vendetta” fa sentire meglio le persone e l’economia

REVENGE SPENDING. È quello che è accaduto in Cina subito dopo il lockdown ma si è verificato un po’ ovunque nel mondo facendo registrare una contemporanea e cnsiderevole ripresa dei consumi superiore alle aspettative. Cosa è accaduto: le persone sono tornate a spendere…per vendetta, o meglio per rivalsa, cioè per ottenere una sorta di gratificazione in grado di ricompensarle di qualcosa, come un torto o una privazione forzata. Esattamente quello che ci è stato imposto con il lockdown che ha provocato sofferenze e disagi determinando successivamente la necessità di gratificarsi facendo acquisti.   LA PSICOLOGIA DEGLI ACQUISTI: COSA SI NASCONDE DIETRO AL REVENGE SPENDING   In realtà, dietro allo “spendere per vendicarsi” ci sono meccanismi molto delicati che hanno a che vedere soprattutto con la psicologia dei consumatori dopo i grandi eventi traumatici. La fame di shopping, infatti, si è storicamente verificata nei periodi che hanno seguito crisi ed eventi profondamente negativi per la vita di un paese. In tutti questi casi i maggiori acquisti o gli acquisti di maggior valore dipenderebbero essenzialmente da due fattori: per una certa fetta della popolazione dall’avere a disposizione un tesoretto rimasto intoccato vista l’impossibilità di spendere durante una guerra, degli scontri civili, un’epidemia, ecc. come si farebbe in tempi normali; dal più generalizzato desiderio di ripresa di cui acquisti e consumi più consistenti agiscono come meccanismo di compensazione. Ne sono un esempio la fine della Grande Rivoluzione Culturale del 1976 dove in Cina ci fu un boom di acquisti nei settori più disparati. Le dinamiche furono simili anche dopo l’epidemia di Sars che colpì lo stesso paese nel 2003: secondo dei dati riportati da Il Sole 24 Ore, per la prima festività pubblica dopo l’emergenza sanitaria, la cosiddetta Golden Week, ci fu un aumento del +200% nel numero di biglietti aerei acquistati, segno della volontà dei consumatori cinesi di ricominciare a spendere.   COSA ACCADERÀ NEI PROSSIMI MESI   Perché ti ho raccontato del revenge spending? Perché questo è un fenomeno continuerà ad accadere anche nei prossimi mesi, in particolare a dicembre, ed è ciò su cui ti spingo a mettere l’attenzione. Come già ti ho raccontato in modo approfondito in un precedente articolo Covid, lockdown e impresa: il punto su come muoversi, per tutto l’inverno fino probabilmente a inizio primavera, la situazione si presenterà con alti e bassi. Si alterneranno in sostanza periodi di maggiori restrizioni in cui le persone compreranno di meno, e periodi con minori restrizioni, in cui le persone avranno meno paura e si sentiranno più libere, perciò spenderanno di più. Ecco, sarà soprattutto nelle fasi di allentamento delle restrizioni che si verificherà in modo particolare il fenomeno del revenge spending. Le persone oggi infatti hanno una vera e propria NECESSITÀ DI RIPRESA FISICA E PSICOFISICA e di RELAZIONARSI CON LE PERSONE. Tutte esigenze che possono essere soddisfatte attraverso gli acquisti e che si manifesteranno non solo verso sé stessi, concedendosi maggiori cure e attenzioni che ci fanno recuperare benessere psicofisico, ma anche verso gli altri, facendo più regali per trasmettere presenza e vicinanza e compensare in qualche modo l’allontanamento forzato.     SU COSA DEVI PORRE L’ATTENZIONE   Ecco quindi il punto su ciò su cui devi porre l’attenzione da ora fino almeno ad aprile: comunicare soprattutto nei mesi di maggiori restrizioni in modo da STIMOLARE IL DESIDERIO E LE EMOZIONI e, soprattutto, far sognare le persone. Ricordati infatti che tu non vendi semplicemente un prodotto o un servizio ma l’emozione che c’è dietro…   come quella di un genitore nel vedere il proprio figlio schizzare di gioia per una nuova cameretta; quella di un nipote nel vedere il proprio nonno emozionato con indosso il suo regalo; quella di un amico nel vedersi recapitare a casa un regalo per il suo compleanno nonostante la distanza; quella di te stesso nel concederti qualcosa che ti faccia sentire rinato dopo tanta sofferenza e privazione…   Insomma, con tutto quello che stiamo passando, oggi più che mai siamo alla ricerca di quelle emozioni e quel calore umano di cui siamo stati a lungo privati. E TU, si proprio TU, con la tua offerta di valore hai la possibilità di aiutare le persone a recuperare la loro serenità e il loro benessere psico-fisico. E ti dirò di più, se sarai stato abile a distinguerti e a comunicare con i tuoi clienti nelle fasi di aridità, se sarai abile a STIMOLARE IL DESIDERIO E LE EMOZIONI dei tuoi consumatori soprattutto nei periodi di maggiori restrizioni e aridità, non solo ne beneficerai in tutte le fasi di sereno fino alla primavera ma, soprattutto, conquisterai un posto d’onore nel cuore dei consumatori nel periodo POST COVID, quando tutto questo sarà finito. E questa sarà l’eredità e il successo più grande che avrai conquistato.   IN CONCLUSIONE   Non ho alcun dubbio in merito alla possibilità di aziende e negozi di vendere nonostante la pandemia. Se pensi che le persone non acquisteranno beh…stai facendo un errore di valutazione e stai sottovalutando delle opportunità importanti… Ricordati che chi lavora bene, chi sa comunicare costantemente e con empatia con i clienti, vende SEMPRE, al di là di ogni crisi. Perciò non mollare! Ma semina molto, stimola il desiderio e comunica frequentemente e con empatia soprattuto nei periodi di maggiori restrizioni e ne conseguirà un abbondante raccolto successivamente. Del resto si sa, lo shopping è terapeutico.   Vuoi un parere o un confronto professionale su come orientarti e gestire l’azienda in questo momento di confusione imprenditoriale? Non esitare a scrivermi 😊   Silvia Lansione Business Management Consultant silvialansione@ramitalia.it – 329 3859803

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Errori da evitare quando utilizzi immagini stock per i tuoi post.

Le foto stock sono delle immagini che possono essere scaricate da siti web specializzati, a titolo gratuito o a pagamento. Le foto stock sono di facile reperimento, costano poco e si stanno diffondendo sempre più nell’uso privato, ma soprattutto aziendale.  Vediamo però quanto è importante farne un buon utilizzo ed evitare errori. 1. Scegli foto “reali” Spesso davanti a queste immagini abbiamo la sensazione di qualcosa di finto. Una brochure o un sito web pieno di immagini stock non ci ispira fiducia. È importante quindi evitare le immagini dove le persone ritratte ricalcano “luoghi comuni” . Meglio usare immagini dove le pose sono più naturali e immagini che non sono in giro da troppo tempo. 2.Sfrutta le immagini stock come punto di partenza per creare altro Le immagini stock, realizzate per soddisfare esigenze diverse ed essere vendute a quanti più clienti, possono comunque contribuire a dare un grande impatto a un progetto grafico. Soprattutto se riusciamo a renderle originali. Ritagliare, ingrandire, modificare le immagini potrebbe essere un buon modo per renderle d’impatto.   3.  Stai attento a come sono state usate da altri Per evitare di lavorare su immagini già molto sfruttate, o associate ad altri ambiti di comunicazione, ti consiglio di fare una ricerca prima di utilizzarle. Questo perché, può capitare, la stessa foto è stata usata in innumerevoli situazioni e a volte utilizzarla nei tuoi progetti potrebbe portare problemi di comunicazione.   Quindi… Scegli le persone: i volti, aiutano ad attirare l’attenzione Non spiegare tutto: l’immagine deve stimolare, incuriosire e non spiegare l’intero concetto. Esci dal mucchio: sii originale, no a immagini viste e riviste Informa ed emoziona: la foto deve essere informativa ed emotiva.  Dai colore: il colore nel marketing è fondamentale! Ogni tonalità ha un significato e comunica una certa sensazione: vuoi creare urgenza e allarme? Scegli il colore rosso. Vuoi puntare sul lusso? Allora meglio il nero. Desideri ottenere fiducia? Vai con l’azzurro. Le foto di stock sono uno strumento molto utile, non solo per risparmiare tempo e budget necessari per produrre immagini originali, ma anche perché possono essere un ottimo modo per stimolare la creatività e lavorare con materiale di grande qualità.  Conoscere bene i termini delle licenze e fare sempre attenzione a utilizzarle in modo proprio ti mette al riparo da qualsiasi grattacapo.   Se vuoi chiedermi maggiori delucidazioni io ci sono… Scrivimi! Ed ora… Buona ricerca! 😉   Mariasperanza Assini Graphic Designer mariasperanzaassini@ramitalia.it 333 3194535

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Fallo prima del Lockdown

In queste settimane, purtroppo, è tornato per tutti lo spettro del Lockdown. La situazione dei contagi in continua ascesa ci ha reso brusco il risveglio dalla stagione estiva quando, vuoi per ottimismo e vuoi per una quotidianità che oggettivamente sembrava molto vicina a quella che eravamo abituati a respirare prima di questo 2020, ogni timore e paura sembravano ormai essere svaniti del tutto. Zona rossa, arancione, gialla… siamo in grande confusione ma al contempo preoccupati di rivivere nuovamente settimane di reclusione in casa, soprattutto in riferimento ad un lasso di tempo decisamente più lungo della precedente esperienza. Ritengo che, se fosse necessario, saremmo tutti disposti a fare la nostra parte per favorire la rapida risoluzione di questa emergenza, pur consapevoli delle conseguenze che già adesso sono tangibili per tutti gli operatori economici. E quindi, in questa situazione così incerta…cosa possiamo fare? Fallo prima del Lockdown. In questi giorni in cui sembra che questa decisione sia un inesorabile conto alla rovescia, mi sono venute alla mente tutte quelle cose che ho in qualche modo lasciato in sospeso negli ultimi mesi e che sarebbero rimaste tali senza una necessaria accelerata: appuntamenti, telefonate, progetti, attività… ho iniziato a metterli in fila, per scala d’importanza, per cercare di portare a termine quanto più possibile in questo breve lasso di tempo. Il tutto senza tralasciare anche le altre attività che hanno bisogno di attenzione giornaliera per essere seguite. Al contrario di quanto pensassi, mi sono sorpreso di constatare che il mio raggio d’azione è andato in tutte le direzioni e sono riuscito a completare la maggior parte di quello che mi ero ripromesso prima del Lockdown. E’ bastato organizzare meglio il lavoro e la sfera personale, dando la giusta attenzione ad ogni attività, indipendentemente dall’importanza o meno che le avevo attributo, per sbloccare tutti quei cicli fermi da tempo. Mi ripetevo che anche l’ultima attività della mia classifica doveva essere completata, anche se per ultima. Mi sono ritrovato spesso, per non lasciarmi prendere dallo sconforto, ad iniziare dalle cose più semplici in modo che, quelle più complicate, sono state alla fine una sfida per non tralasciarle del tutto. Fallo prima del Lockdown. Ho avuto la conferma di quello che spesso leggo sui libri o che ascolto da formatori e cioè che l’essere umano, quando si trova sotto pressione, diventa più performante, riesce cioè a svolgere più attività in uno stesso lasso di tempo o a farle meglio. Che tralasciare le cose non avviene solo per mancanza di tempo ma perché scegliamo volutamente di tralasciarle o perché, senza accorgercene, organizziamo male il nostro tempo. Fallo prima del Lockdown. Vorrei che questo approccio diventasse davvero uno strumento non occasionale a cui ricorrere non solo nella sfera professionale ma anche in quella personale dove spesso, diciamoci la verità, finiamo per lasciare in sospeso anche più di quanto non facciamo nel lavoro. Non aspettiamo nuovi Lockdown, non attiviamoci soltanto di fronte ad una scadenza imminente o uno stato di necessità. E quindi… guardati indietro. Guarda che cosa hai lasciato in sospeso, almeno nell’ultimo periodo. Pensa a cosa avresti dovuto fare ma non hai ancora fatto, a quelle azioni che possono fare la differenza e darti un risultato tangibile del tuo impegno, per te stesso o per gli altri. Ma soprattutto… fallo prima del Lockdown.   Giovanni Accettola Digital Marketer giovanniaccettola@ramitalia.it 349 6734396  

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In modalità smartworking o swaccworking?

Lo smart working ha sdoganato il lavoro in pigiama? Niente affatto. E nemmeno maglietta e pantaloni della tuta risulta l’outfit ideale per mettersi al lavoro da remoto. Se per alcuni il pigiama è stato il grande compagno delle settimane di lavoro a distanza, sono tantissimi coloro che hanno riscoperto l’importanza degli abiti formali per vedersi più confident e, di conseguenza, far fronte a stress e incertezza per il futuro. Da qui è nato lo stile conformal, ultima tendenza a dettare legge in ambito lavorativo che unisce la sicurezza in se stessi (in inglese confident ) agli abiti formali. Prima di tutto, lavorando da casa è importante… vestirsi. In che modo? Come se si andasse in ufficio… o quasi. Certo, non bisogna essere troppo formali – non è necessario, ad esempio, indossare giacca e cravatta o mettere scarpe col tacco – ma passare da una modalità “da casa” a quella “da lavoro” è di grande aiuto per concentrarsi. Rimanere in pigiama o in tuta, con le pantofole ai piedi, non permette di mantenere il giusto livello di attenzione, mentre vestirsi per bene, ci fa sentire meglio, migliora l’atteggiamento e favorisce la fiducia in sé. Certo, comodità e praticità vanno considerate per prime, ma questo non significa comportarsi come se fosse il week-end. Una domanda utile da porsi davanti allo specchio prima di iniziare una videochiamata è: “sembro in ferie?” Se la risposta è “Sì”, allora sarà il caso di indossare altro. È (anche) una questione di rispetto per gli altri: quelli che sono in casa con te, ma anche coloro che vedrai su Skype, Zoom o Teams. Come dimostra uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review , infatti, il look business professional è il prediletto da chi vuole apparire esperto agli occhi di clienti e colleghi, anche per quanto riguarda le videochiamate. Fra gli over 60 la percentuale di chi sceglie un abbigliamento formale da remoto è addirittura del 46% ma, a differenza di quanto si possa pensare, il trend riguarda da vicino anche le nuove generazioni. Per impressionare positivamente, otto giovani su dieci optano per un dress code business anche su Skype, Zoom e Teams. In videochiamata, i vestiti sono infatti considerati uno degli elementi più impattanti, secondi solo alle competenze. Infine, per il 39% degli intervistati oltre al tipo di vestito è il colore scelto a giocare un ruolo fondamentale: da quelli brillanti per sembrare più affidabili (33% degli intervistati), ai toni neutri per apparire esperti (74%), fino alle fantasie per dare l’idea di essere innovativi (34%). A sottolineare il legame fra eleganza e comodità è stato anche l’editorialista americano Robert Armstrong che sulle pagine del Financial Times  ha scritto: “Siamo a nostro agio quando ci vestiamo bene”. Sul tema è intervenuto anche Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano: “L’abito formale da sempre pone chi lo indossa sotto una luce diversa; comunica maggiore rispetto e quindi ‘distanza’ in rapporto a modi di fare più amicali. Dona autorevolezza e determina comportamenti più ricercati”. Non è la prima volta che, dopo un momento buio della storia, si assiste a una riscoperta dello stile come riporta il New York Times . Il primo esempio risale addirittura all’epidemia di peste bubbonica che colpì l’Europa nel quattordicesimo secolo: in quel periodo, infatti, gli abiti si arricchirono di ornamenti e l’abbigliamento divenne sempre più importante. A cambiare sarà anche il modo di acquistare: d’accordo con un’analisi elaborata dalla Royal Society, una delle più antiche accademie scientifiche, contrariamente a quanto avvenuto in Cina dove subito dopo la fine del lockdown si è assistito al “revenge buying” cioè all’acquisto compulsivo come forma di “vendetta” nei confronti del covid e dell’isolamento, nel resto del mondo le persone stimano di comprare meno vestiti, ma di spendere la stessa cifra. I consumatori punteranno quindi di più sulla qualità, acquistando meno ma meglio, lasciandosi alle spalle il fast fashion e il continuo desiderio di nuovo che per anni ha regnato sovrano. Non sono bastati mesi di smart working per mettere dunque la parola fine all’importanza dell’abbigliamento, in ambito lavorativo e non solo. Curare l’abbigliamento insieme al sorridere (visto che in modalità smartworking non abbiamo le mascherine) ed accompagnare quello che diciamo con un buon tono emotivo, è sinonimo di professionalità. In fondo il vecchio adagio “Non abbiamo una seconda opportunità per fare una prima buona impressione” è più che mai attuale anche in video. Buon smart working e quando sei un po’ giù…prova ad indossare il più bell’abito che hai o quello che rappresenta la tua “copertina di linus” e vedi come in un’istante la vita ti sembrerà più a colori 😉 A presto Pasquale Tardino Formatore e Coach pasqualetardino@ramitalia.it 335 435785

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Gestire correttamente il work-life balance nell’era dello Smart Working

Qualche settimana fa in un mio articolo ti ho parlato dei “Ladri di tempo”, comportamenti e abitudini sbagliate che possono con il tempo diventare insidiosi, deviandoci dai nostri obiettivi e, soprattutto, influenzando negativamente la nostra produttività. Se ancora non hai letto questo contenuto, ti consiglio di farlo subito cliccando QUI Oggi voglio invece soffermarmi su una modalità di lavoro che in molti hanno sperimentato in questi mesi segnati dall’emergenza sanitaria, lo Smart Working, che apre interessanti prospettive in ambito aziendale ma che richiede anche un giusto approccio affinché generi risultati positivi. In particolare, l’esperienza di lavoro a distanza, per quanto sia appunto “agile”, potrebbe influire sul nostro WORK-LIFE balance, vale a dire la capacità di bilanciare in modo equilibrato il lavoro e la vita privata. Quando lavori da casa, infatti, i confini tra lavoro e tempo libero spesso iniziano a confondersi. Se è vero che generalmente lo smart working aiuta il lavoratore a conciliare meglio il binomio vita-lavoro, agendo come facilitatore di una serie di aspetti collegati soprattutto alla dimensione familiare, non bisogna però trascurare il rischio di burnout (inteso come un livello di stress elevato che può determinare un logorio psicofisico ed emotivo), soprattutto se questa modalità di lavoro si protrae per un periodo temporale particolarmente lungo, come capitato nel corso degli ultimi mesi. Come riuscire, dunque, ad evitare che lo smart working si trasformi da aiutante prezioso a nemico insidioso? Ecco una serie di suggerimenti su come mantenere un sano equilibrio vita-lavoro quando entrambe le attività si svolgono all’interno dello stesso spazio. GESTISCI OPPORTUNAMENTE IL TEMPO Come dicevo già nel precedente articolo, la prima regola fondamentale per preservare la nostra produttività e ritagliarci del tempo per noi stessi e la nostra sfera privata è organizzare adeguatamente il tempo che hai a disposizione durante la giornata. Ci vuole molta autodisciplina, soprattutto quando svolgi il tuo lavoro da remoto! Decidi le priorità del giorno, dai giusto peso alle pause (senza esagerare), evita le distrazioni inutili, rispetta la pausa pranzo e organizza precisamente la tua agenda, in modo tale da evitare di impegnarti oltre l’orario prestabilito sottraendo ore preziose a te stesso e alla famiglia. Potrebbe essere utile anche differenziare le notifiche del tuo smartphone per distinguere le comunicazioni importanti da quelle secondarie. Inoltre, vestiti e curarti come per andare in ufficio per ricordare a te stesso di essere in modalità “work” e non in modalità “pigiamone… e chiarisci ai tuoi familiari che lavorare da casa non significa essere sempre disponibili per commissioni o lavori domestici. LAVORA PER OBIETTIVI Con la modalità di lavoro agile non si è più soggetti al controllo dovuto alla presenza fisica del nostro responsabile ma si passa alla supervisione degli obiettivi. La definizione degli obiettivi facilita la gestione del lavoro, aiuta la concentrazione e la produttività, cosa facile a dirsi ma altrettanto di difficile attuazione. Un aiuto in questo senso può essere la metodologia OKR (Objective – Key Results): i collaboratori lavorano insieme ai manager condividendo gli obiettivi e i risultati più importanti da raggiungere – gli obiettivi devono essere sempre possibili, misurabili, delimitati nella quantità e nel tempo. Così ognuno diventa responsabile e autonomo nella gestione del proprio lavoro, ma è un’attività che richiede tempo e che soprattutto necessita del coinvolgimento del manager, il quale dovrà infondere fiducia e stimolare i collaboratori nella definizione degli obiettivi adottando un approccio partecipativo e inclusivo.   CREA UNA COMODA E ORDINATA POSTAZIONE DI LAVORO Crea una postazione di lavoro funzionale che agevoli la prestazione lavorativa. Naturalmente quando si lavora da casa devi valutare l’aspetto ergonomico, dal momento che questo influisce molto sulla produttività. Organizza il tuo ambiente di lavoro con strumenti tecnologici adeguati, spazi ordinati, la giusta illuminazione e, naturalmente, una comoda seduta. ATTIVA L’AUTOMOTIVAZIONE Se prolungato per molto tempo, come sta succedendo in questa circostanza, lo smart working può determinare però anche perdita di motivazione poiché spesso gli stimoli provengono dalle persone con cui condividiamo l’ambiente di lavoro. Non abbiamo la spinta motivazionale del nostro responsabile che ci trasmette energia positiva durante la giornata oppure il sostegno tempestivo dei colleghi nei momenti di cali emotivi. In questi casi, devi attivare ancor di più la tua AUTOMOTIVAZIONE, ossia quelle leve interiori che ti spingono all’azione e al conseguimento dei tuoi obiettivi. Autodisciplina e automotivazione devono essere in smart working le tue preziose alleate. NUOVA MODALITA’ DI LAVORO, NUOVE SOLUZIONI DI WELFARE Se il lavoro cambia, inevitabilmente dovranno cambiare anche quelle iniziative messe in atto dall’azienda volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia e, dunque, individuare nuove soluzioni di welfare aziendale. L’ufficio non è più il centro di gravità della propria vita lavorativa, per cui benefit come l’auto aziendale o i buoni pasti non hanno più lo stesso valore. Per migliorare concretamente il work-life balance del lavoratore che svolge la sua attività in modalità smart, soluzioni di welfare aziendale efficaci sono quelle che rispondo a specifiche necessità, come ad esempio il bonus baby-sitter che permette a un genitore di gestire più serenamente lavoro ed esigenze familiari.     FIDUCIA E TRASPARENZA Abbiamo visto i diversi vantaggi dello smart working, tra cui in assoluto il più apprezzato è la flessibilizzazione dei tempi e degli spazi della prestazione lavorativa, ma c’è un aspetto che può diventare particolarmente insidioso di questa modalità di lavoro e che rischia di compromettere l’intero sistema del nostro work-life balance: l’incapacità di disconnettersi dal lavoro. Lavorare in smart working non vuol dire essere sempre reperibili. Ciò che diventa essenziale nell’impostazione di un modello di lavoro “agile” è la fiducia e la trasparenza tra i collaboratori e il management. Chi gestisce l’azienda e implementa questa tipologia di lavoro deve riporre massima fiducia nei suoi collaboratori e nelle modalità che decideranno di adottare per conseguire i propri obiettivi, dandogli quindi la possibilità di decidere autonomamente quando staccare e distrarsi. Allo stesso tempo, il collaboratore dovrà essere trasparente nel comunicare quando riscontra difficoltà nel coniugare esigenze personali e professionali, rivedendo quindi insieme al suo responsabile il carico di lavoro e le attività da portare a...

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“MI SCUSI HO LA PRECEDENZA: SONO LA REPUTAZIONE!”

“Ci vogliono 20 anni per costruirsi una reputazione e cinque minuti per perderla” (Warren Buffet) In un’economia sempre più complessa ed iper-competitiva, la reputazione aziendale è diventata un elemento di distintività. È proprio per questo motivo che le aziende devono far leva sul capitale reputazionale per differenziarsi dalla concorrenza e per migliorare, allo stesso tempo, la credibilità dei propri prodotti nel proprio mercato di riferimento. Il cosiddetto patrimonio reputazionale sta certamente diventando il principale strumento di creazione di valore competitivo. In un contesto di forte concorrenza, modernizzazione e digitalizzazione della comunicazione diviene il bene più prezioso a lungo termine.  Si tratta di un bene intangibile che, come il know-how aziendale, si traduce però in valore misurabile in termini di profitti. Recenti analisi del Reputation Institute evidenziano come aziende con una forte reputazione conseguano migliori risultati finanziari e si riprendano più rapidamente dalle crisi. La reputazione si rivela, quindi, non solo un mezzo per accrescere il proprio business, ma anche una forma di tutela nel lungo periodo.   Vi sono diversi fattori che contribuiscono alla formazione e al consolidamento, nel tempo, della reputazione aziendale:   Performance: tutti i dati che riguardano il successo (o l’insuccesso) dell’azienda. La performance finanziaria e il profitto incidono quindi sulla reputazione. Prodotti e servizi: oltre alla performance dell’azienda nel suo complesso, la qualità dei prodotti e dei servizi è un elemento chiave per il successo. La brand reputation si costruisce anche sulla base della reputazione dei relativi prodotti e la product brand reputation può essere determinata dall’idea e dalle aspettative che si hanno nei confronti del brand: se i consumatori hanno molta fiducia nei confronti di un brand tenderanno ad aspettarsi che tutti i prodotti o servizi siano di qualità, anche quelli che non hanno mai acquistato. Tantissime realtà imprenditoriali hanno costruito il loro successo, e la loro reputazione, proprio sulla qualità dei prodotti collocati sul mercato. Ad esempio la Ferrero, azienda italiana con la miglior reputazione nel mondo, ha “sfruttato” la bontà dei propri prodotti per migliorare il capitale reputazionale.   Innovazione: la capacità di adeguarsi al cambiamento e di proporre continuamente nuove soluzioni, sempre migliori, per far fronte ai bisogni dei clienti, incide sulla percezione che il pubblico ha del brand prodotto.   Corporate culture e ambiente di lavoro: essere in grado di creare un ambiente di lavoro favorevole e di soddisfare le esigenze e bisogni dei propri dipendenti incide sulla capacità di attrarre e trattenere i talenti e di rendere le risorse umane più produttive.     Leadership: la reputazione aziendale è condizionata dalla reputazione dei propri leader, figure che nella mente del pubblico sono quelle che più rappresentano l’azienda e sono il volto del brand. In particolar modo quando prendono posizione nei confronti di argomenti controversi o problematiche sociali, ambientali o anche politiche (attenzione sempre a cosa pubblicate sui vostri canali social!), la reputazione del brand può essere condizionata positivamente o negativamente dalla loro opinione o dal loro atteggiamento.   L’ultimo fattore che caratterizza il capitale reputazionale è il coinvolgimento emotivo dei consumatori e degli stakeholder. Per coinvolgere tutti gli attori del sistema impresa, bisogna focalizzarsi sul marketing emozionale e su quello esperienziale     Solo in questo modo sarà possibile coinvolgere emotivamente ogni singolo attore e consolidare, allo stesso tempo, la reputazione aziendale. Non si può più parlare di reputazione aziendale senza tener conto del potere delle conversazioni sul web e della velocità con cui si diffondono le notizie in rete. L’85% dei consumatori si fida delle recensioni online proprio come se si trattasse di un consiglio personale e le recensioni positive portano il 73% dei consumatori a fidarsi di più di un business locale. Per questo diviene fondamentale gestire in maniera pressoché immediata la critica o la cattiva recensione che può arrivare dal web. Spero di averti dato qualche piccolo consiglio utile su come tenere d’occhio l’immagine della tua azienda 😉 Se senti la necessità di un parere professionale, esterno alla tua realtà aziendale, puoi contattarmi senza problemi. Paola Catalano Marketing & Comunicazione paolacatalano@ramitalia.it 333 6300629

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Black Friday 2020: come ti prepari?

Il black friday è dietro l’angolo e per una PMI si pone la scelta di capire se aderire a questo evento. Per una PMI prepararsi al black friday rappresenta una vera sfida, non sempre però può essere la scelta più adatta. Occorre fare un’attenta valutazione: puoi fare degli acquisti massicci? Hai un e-commerce o un negozio fisico? Puoi fare spedizioni di maggior volume? Insomma, dovrai organizzarti e scegliere anche le promozioni più adatte. Tuttavia, questo è un periodo particolare e la scelta di aderire o meno dipende anche da una serie di valutazioni legate a questo momento storico in cui il BF, se ben strutturato, può rappresentare anche un’opportunità. In particolare, può essere sfruttato per smaltire merci o prodotti che hai in magazzino da diverso tempo, come occasione di visibilità per l’azienda o come occasione per portare i consumatori in negozio/azienda con un’offerta, per poi proporgli un acquisto multiplo che comprende anche prodotti non scontati. Tutto dipende da come lo strutturi e dalle valutazioni che fai ma, se la tua scelta è quella di aderire al BF, segui questi suggerimenti: Inizia la tua campagna di email marketing e sfrutta la tua mailing list La posta elettronica infatti rimane uno dei metodi più efficaci per attirare i clienti nel tuo negozio. Sebbene possa sorprenderti, l’email marketing è molto efficace per farti entrare nel radar degli acquirenti del black friday. Ma fai attenzione: quando crei la tua campagna di email marketing, assicurati di catturare l’attenzione del pubblico senza correre il rischio di andare in spam. Mostra di conoscere il tuo cliente: personalizza le tue email; usa la cronologia degli acquisti per adattare le offerte agli interessi dei tuoi clienti; offri promozioni esclusive ai clienti esistenti; consenti ai clienti l’accesso anticipato alle offerte e alle anteprime delle vendite.   Usa i tuoi social media come strumento di marketing Far risaltare i tuoi post sui social media non è sempre semplice. Qual è il segreto per distinguersi? usa sempre foto di alta qualità dei tuoi prodotti; i tuoi post devono essere più di una semplice pubblicità; scrivi contenuti accattivanti; utilizza i sondaggi; crea suggerimenti; metti in primo piano le offerte del BF; usa un conto alla rovescia per la campagna del black friday.   Prepara il tuo sito per elevati volumi di traffico Avere il tuo sito inattivo durante il BF è lo scenario peggiore. Gli acquirenti del black friday potrebbero volere delle offerte, ma non vogliono aspettarle. Il tuo sito web deve essere pronto per far entrare e uscire i tuoi clienti rapidamente. Devi essere sicuro di semplificare il processo di pagamento altrimenti la maggior parte dei clienti abbandona se richiede troppo tempo. Occhio alla durata Il BF ha diverse durate. Se hai un negozio fisico e non virtuale, devi garantire il distanziamento e non creare assembramenti. Pertanto, bisogna supportare i clienti spingendoli a prenotare il prodotto sulle piattaforme e ritiralo successivamente in negozio. Spingi la visibilità nelle 24h, se invece decidi di aderire alla black week, comunica in maniera massiccia per sette giorni. Hai organizzato tutto per il black friday?   Vuoi un parere su come sfruttare o organizzare il Black Friday per la tua attività? Scrivimi Marika Pagliuca Consulente Marketing marikapagliuca@ramitalia.it

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Qualora abbia luogo uno dei trasferimenti appena descritti, l’Utente può fare riferimento alle rispettive sezioni di questo documento o chiedere informazioni al Titolare contattandolo agli estremi riportati in apertura.

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Quando il trattamento è basato sul consenso dell’Utente, il Titolare può conservare i Dati Personali più a lungo sino a quando detto consenso non venga revocato. Inoltre il Titolare potrebbe essere obbligato a conservare i Dati Personali per un periodo più lungo in ottemperanza ad un obbligo di legge o per ordine di un’autorità.

Al termine del periodo di conservazioni i Dati Personali saranno cancellati. Pertanto, allo spirare di tale termine il diritto di accesso, cancellazione, rettificazione ed il diritto alla portabilità dei Dati non potranno più essere esercitati.

 

Finalità del Trattamento dei Dati raccolti

I Dati dell’Utente sono raccolti per consentire al Titolare di fornire i propri Servizi, così come per le seguenti finalità: Contattare l'Utente, Gestione indirizzi e invio di messaggi email, Interazione con social network e piattaforme esterne, Statistica, Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne e Remarketing e behavioral targeting.

Per ottenere ulteriori informazioni dettagliate sulle finalità del trattamento e sui Dati Personali concretamente rilevanti per ciascuna finalità, l’Utente può fare riferimento alle relative sezioni di questo documento.

 

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  • Statistica

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  • Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne

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Diritti dell’Utente

Gli Utenti possono esercitare determinati diritti con riferimento ai Dati trattati dal Titolare.

In particolare, l’Utente ha il diritto di:

  • revocare il consenso in ogni momento.L’Utente può revocare il consenso al trattamento dei propri Dati Personali precedentemente espresso.
  • opporsi al trattamento dei propri Dati.L’Utente può opporsi al trattamento dei propri Dati quando esso avviene su una base giuridica diversa dal consenso. Ulteriori dettagli sul diritto di opposizione sono indicati nella sezione sottostante.
  • accedere ai propri Dati.L’Utente ha diritto ad ottenere informazioni sui Dati trattati dal Titolare, su determinati aspetti del trattamento ed a ricevere una copia dei Dati trattati.
  • verificare e chiedere la rettificazione.L’Utente può verificare la correttezza dei propri Dati e richiederne l’aggiornamento o la correzione.
  • ottenere la limitazione del trattamento.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la limitazione del trattamento dei propri Dati. In tal caso il Titolare non tratterà i Dati per alcun altro scopo se non la loro conservazione.
  • ottenere la cancellazione o rimozione dei propri Dati Personali.Quando ricorrono determinate condizioni, l’Utente può richiedere la cancellazione dei propri Dati da parte del Titolare.
  • ricevere i propri Dati o farli trasferire ad altro titolare.L’Utente ha diritto di ricevere i propri Dati in formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e, ove tecnicamente fattibile, di ottenerne il trasferimento senza ostacoli ad un altro titolare. Questa disposizione è applicabile quando i Dati sono trattati con strumenti automatizzati ed il trattamento è basato sul consenso dell’Utente, su un contratto di cui l’Utente è parte o su misure contrattuali ad esso connesse.
  • proporre reclamo.L’Utente può proporre un reclamo all’autorità di controllo della protezione dei dati personali competente o agire in sede giudiziale.

Dettagli sul diritto di opposizione

Quando i Dati Personali sono trattati nell’interesse pubblico, nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il Titolare oppure per perseguire un interesse legittimo del Titolare, gli Utenti hanno diritto ad opporsi al trattamento per motivi connessi alla loro situazione particolare.

Si fa presente agli Utenti che, ove i loro Dati fossero trattati con finalità di marketing diretto, possono opporsi al trattamento senza fornire alcuna motivazione. Per scoprire se il Titolare tratti dati con finalità di marketing diretto gli Utenti possono fare riferimento alle rispettive sezioni di questo documento.

Come esercitare i diritti

Per esercitare i diritti dell’Utente, gli Utenti possono indirizzare una richiesta agli estremi di contatto del Titolare indicati in questo documento. Le richieste sono depositate a titolo gratuito e evase dal Titolare nel più breve tempo possibile, in ogni caso entro un mese.

 

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Difesa in giudizio

I Dati Personali dell’Utente possono essere utilizzati da parte del Titolare in giudizio o nelle fasi preparatorie alla sua eventuale instaurazione per la difesa da abusi nell'utilizzo di questa Applicazione o dei Servizi connessi da parte dell’Utente.
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Informative specifiche

Su richiesta dell’Utente, in aggiunta alle informazioni contenute in questa privacy policy, questa Applicazione potrebbe fornire all'Utente delle informative aggiuntive e contestuali riguardanti Servizi specifici, o la raccolta ed il trattamento di Dati Personali.

Log di sistema e manutenzione

Per necessità legate al funzionamento ed alla manutenzione, questa Applicazione e gli eventuali servizi terzi da essa utilizzati potrebbero raccogliere Log di sistema, ossia file che registrano le interazioni e che possono contenere anche Dati Personali, quali l’indirizzo IP Utente.

Informazioni non contenute in questa policy

Ulteriori informazioni in relazione al trattamento dei Dati Personali potranno essere richieste in qualsiasi momento al Titolare del Trattamento utilizzando gli estremi di contatto.

Risposta alle richieste „Do Not Track”

Questa Applicazione non supporta le richieste “Do Not Track”.
Per scoprire se gli eventuali servizi di terze parti utilizzati le supportino, l'Utente è invitato a consultare le rispettive privacy policy.

Modifiche a questa privacy policy

Il Titolare del Trattamento si riserva il diritto di apportare modifiche alla presente privacy policy in qualunque momento dandone informazione agli Utenti su questa pagina e, se possibile, su questa Applicazione nonché, qualora tecnicamente e legalmente fattibile, inviando una notifica agli Utenti attraverso uno degli estremi di contatto di cui è in possesso il Titolare . Si prega dunque di consultare regolarmente questa pagina, facendo riferimento alla data di ultima modifica indicata in fondo.

Qualora le modifiche interessino trattamenti la cui base giuridica è il consenso, il Titolare provvederà a raccogliere nuovamente il consenso dell’Utente, se necessario.

Definizioni e riferimenti legali

Dati Personali (o Dati)

Costituisce dato personale qualunque informazione che, direttamente o indirettamente, anche in collegamento con qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale, renda identificata o identificabile una persona fisica.

Dati di Utilizzo

Sono le informazioni raccolte automaticamente attraverso questa Applicazione (anche da applicazioni di parti terze integrate in questa Applicazione), tra cui: gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei computer utilizzati dall’Utente che si connette con questa Applicazione, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier), l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nell’inoltrare la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta dal server (buon fine, errore, ecc.) il paese di provenienza, le caratteristiche del browser e del sistema operativo utilizzati dal visitatore, le varie connotazioni temporali della visita (ad esempio il tempo di permanenza su ciascuna pagina) e i dettagli relativi all’itinerario seguito all’interno dell’Applicazione, con particolare riferimento alla sequenza delle pagine consultate, ai parametri relativi al sistema operativo e all’ambiente informatico dell’Utente.

Utente

L'individuo che utilizza questa Applicazione che, salvo ove diversamente specificato, coincide con l'Interessato.

Interessato

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Titolare del Trattamento (o Titolare)

La persona fisica o giuridica, l'autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali e gli strumenti adottati, ivi comprese le misure di sicurezza relative al funzionamento ed alla fruizione di questa Applicazione. Il Titolare del Trattamento, salvo quanto diversamente specificato, è il titolare di questa Applicazione.

Questa Applicazione

Lo strumento hardware o software mediante il quale sono raccolti e trattati i Dati Personali degli Utenti.

Servizio

Il Servizio fornito da questa Applicazione così come definito nei relativi termini (se presenti) su questo sito/applicazione.

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Salvo ove diversamente specificato, ogni riferimento all’Unione Europea contenuto in questo documento si intende esteso a tutti gli attuali stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.

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